Yogurt senza latte, si aspetta il verdetto definitivo

Il capogruppo del Carroccio in Commissione agricoltura alla Camera, il leghista Corrado Callegari, ha ottenuto, con un blitz insieme al collega Fogliatto, che venisse bloccata la modifica della legge per l’introduzione del latte in polvere per la produzione dello yogurt. “Quanto abbiamo ottenuto è il frutto di una operazione che mirava a tutelare esclusivamente la qualità dell’alimento”, ha spiegato in una nota Calligari.

“Alla base della richiesta di modifica della legge attualmente in vigore – prosegue Callegari – c’era, infatti, solo un interesse economico. Come sostenuto dalla Coldiretti, che si è dimostrata attenta alla tematica, non e’ ammissibile pensare di impoverire un elemento chiave della nostra alimentazione, quale è divenuto lo yogurt, solo per assecondare l’aspetto economico della questione”.

Secondo Calligari se fosse passata in Commissione la possibilità di utilizzare il latte in polvere “non solo si sarebbero penalizzate ulteriormente le attività italiane del comparto, favorendo le meno controllate aziende extra-comunitarie ma, al contempo, avremmo fatto arrivare sulle nostre tavole un prodotto decisamente più povero dal punto di vista nutrizionale. Avremmo spacciato uno ‘pseudo-yogurt’ come alimento naturale ed originale, quando in realtà non sarebbe stato tale”.

Ogni italiano in media consuma 7 chilogrammi di yogurt l’anno. Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen, nel primo semestre del 2011, le quantità acquistate dalle famiglie italiane sono cresciute dell’1%, in controtendenza rispetto all’andamento generale. Se si considera che occorrono 1,2 chili di latte fresco per ottenere un chilo di yogurt, la sua sostituzione con la polvere può arrivare a far consumare fino a 360 milioni di chilogrammi di latte italiano in meno in un anno: un disastro per i produttori e nessuna garanzia per i consumatori.

“Ora che è stato sventato il blitz per fare arrivare sulle tavole degli italiani lo yogurt senza latte senza alcuna informazione in etichetta, ci sono tutti gli elementi per decidere nel vero interesse dei produttori e dei consumatori”. Lo ha affermato la Coldiretti in riferimento all’audizione della Commissione Agricoltura della Camera sul tentativo di modificare le norme per consentire l’utilizzazione della polvere, in sostituzione del latte vero, per la produzione di un alimento naturale come lo yogurt, sul quale dovrà ora esprimersi definitivamente la prossima settimana.

“L’allarme lanciato dalla Coldiretti è stato positivamente raccolto e il blitz a danno dei consumatori e dei produttori per ora sventato. La modifica della norma – ha aggiunto l’associazione – viene giustificata con la necessità di ridurre i costi di trasporto, poiché la polvere occupa meno spazio del latte fresco, senza considerare tuttavia il forte impatto che ha sulle caratteristiche qualitative del prodotto in vendita”.

Si deciderà definitivamente la prossima settimana se accogliere la proposta di modifica della legge 138 che regolamenta la produzione dello yogurt introducendo la possibilità di farlo con latte in polvere o concentrato.

L’arrivo sul mercato nazionale dello yogurt senza latte, messo in commercio senza alcuna indicazione per i consumatori è il risultato  – spiega la Coldiretti – di una modifica alla Legge del 11 aprile 1974, n. 138 che riguarda “Norme concernenti il divieto di ricostituzione del latte in polvere per l’alimentazione umana”, che sta per avere il parere della Commissione agricoltura della Camera. Un parere richiesto sullo schema di decreto legislativo n. 378 attuazione della direttiva 2007/61/CE relativa a taluni tipi di latte conservato parzialmente o totalmente disidratato destinato all’alimentazione umana.

Una ipotesi che va fermata secondo la Coldiretti in quanto si tratta di un danno per i consumatori e per i produttori. Si consente infatti di utilizzare polvere di latte a basso prezzo importata da paesi a extracomunitari invece del buon latte fresco delle campagne italiane. Un effetto molto probabile se si considera che sono stranieri tre dei primi quattro produttori che coprono il 60 per cento del mercato nazionale dello yogurt. Peraltro, continua la Coldiretti, i consumatori non hanno alcuna possibilità di distinguere in etichetta il prodotto industriale ottenuto dalla polvere di latte da quello tradizionale.

Il tentativo di colpo di mano – afferma la Coldiretti – purtroppo costituisce soltanto l’ultimo capitolo di un processo che ha già portato a profondi cambiamenti sulle tavole degli italiani all’insaputa dei consumatori. Per effetto della normativa comunitaria e nazionale è infatti già possibile vendere sul mercato il vino “senza uva” ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes, ma anche il formaggio “senza latte” sostituito parzialmente dalla caseina e dai caseinati per ottenere formaggi a pasta filata, mentre una legge nazionale prevede che le bevande al gusto di agrumi possono essere colorate a condizione che esse contengano appena il 12 per cento di succo di agrumi vero.

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