Acque inquinate in Veneto: sostanze tossiche nel sangue dei residenti

È allarme in Veneto per un inquinamento senza precedenti, sia per vastità territoriale che per livelli di contaminazione delle falde idriche. Sono 250 mila le persone  fra le province di Vicenza, Verona e Padova che per dieci anni hanno bevuto e utilizzato l’acqua contaminata di sostanze perfluoro cloridriche (Pfas) provenienti dagli scarichi di lavorazione dell’industria chimica.

I primi risultati dello studio di biomonitoraggio realizzato dalla Regione con l’Istituto superiore di sanità (Iss) hanno rilevato nel sangue di 507 veneti esposti all’inquinamento delle falde acquifere da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), dovuto ai quarantennali sversamenti dell’azienda chimica Miteni di Trissino, concentrazioni «significativamente superiori» (fino a sei volte) rispetto al resto della popolazione.

I picchi riguardano sette comuni – Montecchio Maggiore, Brendola,Lonigo, Creazzo, Altavilla, Sovizzo,Sarego – dove i prelievi ematici hanno evidenziato, in particolare nella popolazione maschile, medie di 70-80 nanogrammi di sostanza inquinante per grammo a fronte dell’1-1,5 fisiologico.

Dal 2014 l’acquedotto che serve la zona è stato messo in sicurezza e nella “zona rossa” è in vigore il divieto di attingere a pozzi privati per irrigazione, allevamenti di bestiame e animali domestici.

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