Disforia di genere: trattamenti ormonale per bloccare la pubertà nei bambini. La proposta del Careggi di Firenze

Bloccare la pubertà nei bambini che manifestano segnali di transessualità. Arriva anche in Italia la prima richiesta di utilizzo dei trattamenti ormonali sui bambini affetti dal Gender identity disorder (Gid), conosciuto anche con il nome di “disforia di genere”.

A chiedere il via libera alla Regione Toscana è l’ospedale Careggi di Firenze. “Ci sono farmaci – spiega al Corriere Fiorentino il primario del reparto di Medicina della sessualità Mario Maggi – che bloccano la pubertà precoce, noi abbiamo chiesto l’autorizzazione ad estenderli sulla pubertà ‘inadeguata’. In questo modo possiamo indirizzare la pubertà verso il sesso a cui il paziente si sente davvero di appartenere”.
Secondo Maggi si tratta di un modo per risparmiare al paziente molte sofferenze. La terapia ormonale è infatti “reversibile, rispetto all’irreversibilità di un intervento chirurgico”.

Con l’espressione Gender identity disorder (Gid), ovvero “disforia di genere”, si intende un disturbo che si presenta come un forte e persistente desiderio di identificarsi con il sesso opposto, piuttosto che il sesso biologico. I segni di sofferenza si palesano fin dalla tenera età, quando un bambino vuole giocare e vestirsi da femmina (o viceversa), o si rifiuta, per esempio, di urinare secondo le norme sessuali. Tuttavia possibilità di diagnosi arriva soltanto con l’adolescenza, quando comincia un percorso lungo e difficile, che può concludersi con dolorosi interventi chirurgici.

Contro la proposta avanzata dall’ospedale Careggi di Firenze si è espresso il consigliere regionale Gian Luca Lazzeri (Più Toscana), membro della IV commissione Sanità: “Una richiesta inquietante sulla quale si allunga l’ombra della manipolazione biologica. Si andrebbe a modificare lo sviluppo fisico dei bimbi, ancora minori ed in piena fase di sviluppo e crescita”. Il Centro di Careggi sarebbe l’unico in tutta l’Europa meridionale ad effettuare la diagnosi precoce. “Un ‘merito’ soltanto presunto  – accusa Lazzeri – che spaventa e che come risultato avrebbe quella di mettere alle calcagna di un bambino un team di professionisti pronti a intervenire sulla sua sessualità. Riteniamo pertanto avventato coinvolgere il Consiglio sanitario regionale in questo momento, essendo necessario un ragionamento più ampio poiché non si tratta di una semplice tecnica medica”.

Secondo i dati dell’Agenza Adkronos ogni anno in Italia vengono effettuati circa 100  interventi di cambio di sesso; per due terzi si tratta di un passaggio maschio/femmina, per un terzo femmina/maschio. La casistica nel nostro Paese ci dice, inoltre, che 1 persona su 35.000 chiede il passaggio dal sesso femminile a quello maschile e 1 su 18.000 il contrario.

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