Trasformare la pandemia in opportunità: la storia di Giacomo

“Riconoscere le nostre emozioni
senza giudicarle o respingerle,
abbracciandole con consapevolezza,
è un atto di ritorno a casa.”

Thich Nhat Hanh

In questo momento delicato e di grande fatica ai tempi del Coronavirus, desidero approfondire alcuni passaggi della cultura giapponese noti per l’approccio alla vita autentico e profondo, dalle semplici attività quotidiane alle antiche tradizioni: un modo di vivere che ci mostra che è possibile trovare nelle cose di tutti i giorni un momento di quiete e consapevolezza per gustare il presente.

In Giappone l’arte di riparare il vasellame rotto con lacca dorata è una pratica che trova la sua origine nell’idea che l’oggetto sia più bello e prezioso quando viene riparato dopo essersi rotto. Nel Kintsugi la riparazione è in realtà un atto di rinascita, trasformando ciò che aveva perso vita e che era destinato alla spazzatura a divenire un oggetto unico, prezioso, insostituibile, ricco del suo passato.

Il concetto del Kintsugi riguarda principalmente la riparazione di vasi in ceramica, ma la filosofia alla sua origine cela consigli di riflessione utili per migliorare la nostra vita. Noi esseri umani possiamo riparare le nostre ferite interiori con l’amore e la comprensione, accogliere le nostre debolezze e le nostre fratture emotive per diventare più forti e sani di prima.

Nessuno di noi con i propri punti di forza e i propri punti deboli è uguale a un’altra persona: ciascuno è unico e insostituibile. Questa meravigliosa consapevolezza non è sempre facile da accettare, ma è sicuramente una possibile via per trovare un po’ di pace interiore. Il confronto con gli altri limita e distrugge. La gentilezza nei nostri confronti nutre. Il Kintsugi ci ricorda l’importanza di amare noi stessi.

Una tazza rotta non può ripararsi da sola, richiede amore, attenzione, cura e dedizione per avere la possibilità di ritornare in vita, integra. Questo processo di trasformazione è una grande speranza, vale non solo per il vaso fessurato, ma soprattutto per noi esseri viventi. Nei periodi difficili sono l’affetto e la gentilezza che danno l’occasione a noi e a chi ci circonda di rimetterci in piedi. L’amore, la comprensione e la gentilezza sono ingredienti che fortificano tutti nelle avversità.

Quando ci sentiamo fragili e a pezzi spesso pensiamo di non valere abbastanza, di non meritare considerazione da parte degli altri e ci lasciamo andare proprio come la tazza di ceramica rotta. L’ostinazione nei confronti del cambiamento si differenzia molto dalla tenacia. Chi è tenace resta fedele alla propria natura, ma sa adattarsi alle trasformazioni; chi è ostinato invece ripete all’infinito ciò che ha imparato rimanendo intrappolato a volte in errori che aumentano la sofferenza creando frustrazione.

La frustrazione è uno stato scomodo, pesante che ognuno di noi conosce in più situazioni e che tende ad allontanare in mille modi, ma se la frustrazione non viene accolta e trasformata come possibilità e nuova occasione sarà sempre motivo di inquietudine e tristezza. La resilienza – che consiste nella capacità di esser flessibili, resistenti e mantenere la calma di fronte alla difficoltà – è il filo necessario per cucire ogni ferita.

Vi porto la storia di Giacomo, un ragazzo vivace, intelligente di 18 anni che con tanta delicatezza e timore, racconta la sua esperienza ai tempi del Coronavirus.

“Dopo i primi momenti di paura e chiusura in casa, dove per resistere tenacia e pazienza sono stati il mio motto quotidiano, sono crollato! Avevo paura di tutto, mi sono chiuso, non avevo voglia di comunicare, mi mancava stare con i miei compagni e i social non mi bastavano più. Ho riflettuto sul fatto che fisicamente sono un ragazzo sano e fortunato, ma una parte di me dentro, era comunque morta. I giorni passavano tutti uguali e ormai il mio “vaso” si era sgretolato.

Prima della pandemia con i miei compagni facevo sport, volontariato, ad un tratto il nulla, tutto fermo: lezioni in Dad, chiuso in casa. Questa situazione mi ha reso triste, tutto era grigio, avevo perso lo slancio vitale che mi rappresentava. Una mattina quasi per caso, in un momento di grande noia e sconforto, ho visto un libro nella libreria dei miei genitori che parlava del benessere, dell’armonia tra mente, corpo e anima e dell’importanza del prendersi cura di sé. Devo dire che il tema mi ha molto incuriosito e una pagina dopo l’altra l’ho finito.

Dopo due settimane che ripensavo a quanto letto, ho percepito dentro di me un raggio di sole, forse era arrivato il momento di cambiare qualcosa e di incontrare un grande amico: Me stesso! Ho parlato con i miei genitori, ho espresso il bisogno di fare un percorso di psicoterapia con qualcuno che senza giudizi mi potesse aiutare a tirar fuori parti di me ignote, desideravo inoltre superare la tristezza.

Dopo alcuni mesi di sostegno posso dire che ho ritrovato maggior fiducia e stima in me stesso, ho iniziato a prendere tutti i pezzi della mia vita e con il filo d’oro ho ripercorso le ferite e le cose belle. Uno dei passaggi più entusiasmanti che ricordo con commozione è stato quello di ritrovare la mia energia vitale, nuove passioni e relazioni più autentiche fra amici.”

Molteplici fatiche ha incontrato Giacomo nel viaggio di esplorazione verso sé, ma con pazienza e coraggio ha iniziato a ricreare il “suo nuovo vaso”: un vaso con sfumature nuove dorate e molto più luminose di prima, dove la luce non arrivava dall’esterno, ma dall’interno, dal cuore.

«Non permettere alle tue ferite di trasformarti in qualcuno che non sei». Con questa affermazione Paulo Coelho ci invita, nonostante le sofferenze e le fatiche della vita, a non perdere la speranza che illumina i nostri passi. Coraggio!

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