Traffico di virus per il business delle epidemie

Un traffico illegale di virus scambiati da ricercatori e dirigenti di industrie farmaceutiche al fine di fare della paura delle epidemie un profittevole business. Sulle pagine de “L’Espresso” l’inchiesta top secret dei Nas e della Procura di Roma sul traffico internazionale di virus che svela i retroscena dell’emergenza sanitaria provocata dall’aviaria in Italia.

Il sospetto è che ci sia un business delle epidemie dettato da una strategia commerciale portata avanti per mezzo del contrabbando di virus: amplificando il pericolo di diffusione e i rischi per l’uomo, si spingono le autorità sanitarie ad adottare provvedimenti d’urgenza, che si traducono in un affare da centinaia di milioni di euro per le industrie.

Secondo quanto ipotizzano procura e Nas, dietro la diffusione dell’influenza tra il pollame del Nord Italia, potrebbe esserci una “strategia globale” ispirata dalle multinazionali che producono i farmaci. Nelle pagine dell’inchiesta vengono ricostruiti i retroscena sullo sfruttamento dell’allarme per l’aviaria in Italia, che nel 2005 spinse il governo Berlusconi ad acquistare farmaci per 50 milioni di euro, rimasti poi inutilizzati.

L’indagine è stata aperta dalle autorità americane e poi portata avanti in Italia dai carabinieri del Nas: l’Italia, infatti, sembra essere uno snodo fondamentale di questi traffici illeciti che vedono coinvolti le aziende produttrici di medicinali e le istituzioni che dovrebbero sperimentarle e certificarle.

A scoprire il traffico di virus è stata la Homeland Security, il ministero isitutito in America dopo le Torri Gemelle per stroncare nuovi attacchi agli Stati Uniti, che ha indagato sull’importazione negli Usa di virus dall’Arabia Saudita per elaborare farmaci, poi riesportati nel Paese arabo. Per questa operazione Il presidente e tre vice presidenti della compagnia farmaceutica incriminata per l’operazione sono stati condannati a pene pesanti.

Determinante è stata la testimonianza di Paolo Candoli, manager italiano della Merial, la branca veterinaria del colosso farmaceutico Sanofi. Candoli ha infatti patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico. L’uomo ha riferito di essersi fatto spedire illegalmente nell’aprile 1999 a casa in Italia un ceppo dell’aviaria procurato da un veterinario statunitense di un allevamento di polli saudita, condannato negli Usa a 9 mesi di prigione e 3 anni di libertà vigilata per “cospirazione in contrabbando di virus”.

L’arrivo del virus in casa Candoli coincide con l’insorgenza nel Nord Italia, a partire proprio dal 1999, della più grande epidemia da virus H7N3 di influenza aviaria sviluppatasi negli allevamenti in Italia e in Europa. L’inquietante dato è sottolineato dai carabinieri del Nas a cui la Homeland Security nel 2005, chiusi i processi, ha trasmesso i verbali.

Nel giro di poche settimane l’inchiesta dell’Arma si allarga, seguendo le intercettazioni disposte dai magistrati di Roma. Il risultato degli accertamenti del Nas ha portato il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, a ipotizzare reati gravissimi.

Nel registro degli indagati è finita Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, attualmente deputato di Scelta Civica e vice presidente della Commissione Cultura alla Camera. Ilaria Capua è nota per i suoi studi sul virus dell’influenza aviaria umana H5N1. La rivista “Scientific American” l’ha inserita tra i 50 scienziati più importanti al mondo, “l’Economist” due anni fa l’ha inclusa tra i personaggi più influenti del pianeta. Fino all’elezione alla Camera, Ilaria Capua era responsabile del Dipartimento di scienze biomediche comparate dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale (Izs) delle Venezie con sede a Padova.

La nota virologa e alcuni funzionari dell’Izs sono stati iscritti nel registro degli indagati per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all’abuso di ufficio e inoltre per il traffico illecito di virus. Con lei oltre al marito, ex manager della Fort Dodge Animal di Aprilia, attiva nella produzione veterinaria, sono indagati anche tre scienziati al vertice dell’Isz di Padova, per una lista che comprende quaranta indagati.

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