Stanchezza cronica? Rallentare i ritmi non basta

Sonnolenza, affaticamento, dolore muscolare e vuoti di memoria sono i sintomi più diffusi della stanchezza cronica, sindrome che colpisce il 2% della popolazione mondiale.

Secondo una  ricerca pubblicata su The Lancet, che costituisce il più ampio studio comparativo mai dedicato all’argomento da quando nel 1994  è stata proposta la definizione medica della malattia, prendere la vita con più lentezza non sarebbe la risposta più efficace per combattere  la sindrome da stanchezza cronica o CFS (Chronic Fatigue Syndrome).

In base a quanto emerso dalla ricerca finanziata dal britannico Medical Research Council, la cosiddetta terapia adattiva – metodo che consiste in una riduzione delle attività fino a trovare il giusto equilibrio delle energie a disposizione – non è efficace quanto la terapia comportamentale e l’esercizio fisico che rappresentano gli strumenti migliori per contrastare la fatica cronica.

La terapia basata sull’esercizio fisico graduale e soprattutto la terapia cognitivo-comportamentale (con oltre il 30% di successi) sono infatti le terapie che hanno avuto maggiore successo nel far tornare a livelli normali di attività i pazienti. In totale, 6 pazienti su dieci hanno riscontrato significativi benefici.

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