Lo smog aumenta il rischio di infarto

L’inquinamento fa male al cuore. Il rischio d’infarto aumenta infatti nelle 6 ore successive dall’esposizione ai picchi di smog. A rilevarlo è uno studio di Krishnan Bhaskaran, epidemiologo della London School of Hygiene and Tropical Medicine, pubblicato sul British Medical Journal.

L’indagine ha tenuto conto di 79.288 casi di infarto registrati tra il 2003 e il 2006. L’ipotesi degli studiosi è che che l’aria inquinata anticipi nel tempo l’attacco cardiaco, dando il via a un infarto che comunque avverrà.

In riferimento allo studio che lega problemi cardiovascolari e rischio infarto all’inquinamento da traffico, il direttore di Legambiente Alberto Fiorillo ha ricordato che “è provato che lo smog uccide, solo nelle grandi città italiane ci sono circa 9000 morti l’anno attribuiti alle polveri sottili e all’ozono (secondo dati OMS)”. Si tratta di decessi precoci indotti da inquinamento atmosferico, che dunque è come se accelerasse il decorso di malattie cardiache di persone deboli e con fattori di rischio.

Eppure in Italia né i cittadini né le autorità locali sembrano avere la percezione di questo problema. “Chi ci amministra – sottolinea Fiorillo – se ne infischia della sicurezza collettiva, i sindaci fanno poco o niente per contrastare l’emergenza smog”.

”Manca – ribadisce il direttore di Legambiente – la percezione del problema a livello di cittadinanza e autorità locali”. Eppure è ormai confermato che lo smog uccide e causa problemi di salute: soltanto a Milano si stima che circa 1200 morti, soprattutto per patologie cardiovascolari o respiratorie, siano attribuibili all’inquinamento urbano. Si tratta chiaramente di mortalità precoce: lo smog colpisce cioè persone già malate, colpendo i soggetti deboli, gli anziani, le persone con fattori di rischio.

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