Scandali alimentari: si allarga il caso della carne di cavallo

La Nestlè ha ritirato dalle vendite piatti a base di manzo in Italia e Spagna dopo aver trovato tracce di Dna di carne di cavallo. Nestlè, che soltanto la settimana scorsa aveva detto di non essere stata toccata dallo scandalo, ha detto che i suoi test hanno scoperto più dell’1% di Dna di cavallo in due prodotti.

Nestlé ha ritirato i ravioli e i tortellini di carne di manzo Buitoni in Italia e Spagna. Saranno ritirate anche le Lasagne alla bolognese surgelate prodotte in Francia.

Il colosso alimentare ha fatto sapere che i test hanno riscontrato Dna di cavallo in due prodotti. “I livelli riscontrati sono superiori alla soglia dell’1 per cento che l’Agenzia per la sicurezza alimentare del Regno Unito è solita indicare come probabile contaminazione o grave negligenza e di conseguenza abbiamo informato le autorità”.

La Nestlé sostiene non sussiste alcun problema di sicurezza alimentare, ma l’errata etichettatura dei prodotti comporta il mancato rispetto degli standard molto elevati che i consumatori si aspettano dall’azienda. “Per questo ritiriamo volontariamente e immediatamente dalla vendita in Italia e in Spagna due prodotti a base di pasta congelata, i Ravioli al brasato e i tortellini alla carne Buitoni, che sostituiremo con prodotti che i test del dna confermeranno composti al 100% da carne di manzo”.

Si allarga dunque lo scandalo della scoperta della carne di cavallo nei prodotti etichettati come di manzo che si è diffusa in tutta Europa a partire dal mese scorso, coinvolgendo compagnie importanti come la nota di catena di fast food Burger King e le lasagne del celebre marchio Findus.

“Un’intollerabile frode alimentare. Chiediamo controlli severi e maggiore sicurezza nella tracciabilità”. Questo il commento di Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente sulla vicenda della carne di cavallo riscontrata in alcuni prodotti Nestlè a base di carne di manzo, come i ravioli e tortellini di manzo Buitoni ritirati dalla Nestlè stessa dagli scaffali italiani e spagnoli.

“E’ necessario che le aziende si impegnino a fare verifiche rigorose sui fornitori e che i controlli proseguano severi – ha dichiarato Muroni -. Non esiste solo la questione della sicurezza alimentare, legata in questo caso alla qualità della carne di cavallo scoperta dato che non tutti i cavalli possono essere destinati al macello, ma anche quella della trasparenza e tracciabilità. Etichette che riportino con esattezza la composizione dei prodotti sono un diritto che deve essere garantito ai cittadini consumatori, compito che in Europa dovrebbe essere assicurato dall’Efsa proprio per non incorrere in situazioni come quella che si sta invece verificando con la carne di cavallo”.

A tal proposito, il Codacons sta preparando un esposto alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Parma affinché si accerti il corretto utilizzo dei fondi pubblici spesi per l’Efsa. Il Codacons ritiene “assurdo che un ente, nato proprio per tutelare i consumatori europei sul fronte alimentare, non abbia saputo prevenire uno scandalo di tale entità” e per questo “i vertici dell’Autorità dovrebbero dimettersi”.

“La vicenda della carne di cavallo – sostiene il presidente del Codacons Carlo Rienzi – dimostra chiaramente come sia oramai indispensabile un sistema di tracciabilità totale dei prodotti alimentari, al fine di garantire e informare i consumatori circa la vita dell’alimento, dal campo o dall’allevamento fino alla tavola”.

E la Coldiretti, in seguito alla scoperta della carne di cavallo ‘spacciata’ per bovina, ricorda come l’inizio del secolo è stato segnato dalla media di uno scandalo alimentare all’anno.

Dalla mucca pazza all’aviaria, dal latte cinese alla melamina a quello tedesco alla diossina,  dalla mozzarella blu al batterio killer nei germogli di soia fino alla carne di cavallo nei ravioli. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della decisione della Nestlè di ritirare dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo Buitoni. Il ritardo dell’Unione Europea nell’adottare misure di trasparenza dell’informazione al consumatore, come l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime utilizzate, ha favorito – sottolinea la Coldiretti – il moltiplicarsi degli allarmi a tavola provenienti dalle diverse parti del mondo.

L’emergenza mucca pazza del 2001 – riferisce la Coldiretti – è quella che ha più segnato la filiera alimentare seguita dal 2003 dall’allarme aviaria. Nel 2008 è stata invece la volta della carne alla diossina, a seguito della contaminazione nei mangimi, e del latte alla melamina in Cina. Due anni più tardi (2010) è arrivata la mozzarella blu a spaventare i consumatori mentre nell’estate del 2011 è comparso il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati.

In tempi lontani – continua la Coldiretti -, si ricorda la vicenda del metanolo nel 1986 che ebbe un vero effetto purificatore nel settore del vino e che favorì un processo di qualificazione del settore che ha portato il Made in Italy a primati mondiali. La globalizzazione dei mercati, a cui non ha fatto seguito quella della politica, ha portato ad un deficit di responsabilità, di onestà e di trasparenza che ha drammaticamente legittimato la derubricazione del tema cibo fino a farlo considerare una merce qualsiasi, come fosse un aspirapolvere o un frigorifero, con effetti che – continua la Coldiretti – rischiano di provocare una rincorsa al ribasso con effetti drammatici. Soprattutto in un momento di crisi in cui molti sono costretti a risparmiare sull’alimentazione è necessario garantire trasparenza ai cittadini consumatori e – conclude la Coldiretti – metterli in condizione di conoscere ciò che va sulle loro tavole.

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