Sangue infetto: ancora bloccati i risarcimenti

Epatite e Aids sono le conseguenze per esser venuti a contatto, tramite trasfusioni o emoderivati infetti, con sangue non controllato dal Servizio sanitario nazionale.

Stanche di lottare per veder riconosciuto il diritto all’indennizzo,  6500 persone malate hanno optato per la trattativa diretta con il Ministero della Salute. Ad oggi, però, non sono state ancora risarcite.

“Finora non è stata accolta alcuna richiesta di transazione – ha riferito l’avvocato Stefano Bertone, che fa parte di uno degli studi legali che da anni seguono le vittime di sangue infetto -. Le istanze esaminate, circa 3.600, sono state tutte respinte. Stimiamo che saranno accolte non più di 5-600 richieste, in base ai criteri introdotti dalla legge n. 162 del 2012”.

“Riprenderemo con le cause in tribunale e ricorreremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo, perché è stato leso il nostro diritto alla salute, ma anche quello a non essere discriminati”, ha concluso Bertone.

Andrea Spinetti del Comitato vittime sangue infetto ha spiegato: “A più di due anni dal termine di presentazione delle domande di adesione alla transazione (gennaio 2010), il Decreto attuativo del 2012 ha posto precisi paletti: la transazione non si applica per le trasfusioni avvenute prima del 1978, e il diritto cade in prescrizione se la richiesta non è stata fatta entro 5 anni dal riconoscimento del danno biologico. In pratica, lo Stato, non solo non ha controllato fino agli anni ’90 il sangue somministrato ai suoi cittadini, che per questo si sono ammalati, ma è arrivato a negare loro il legittimo risarcimento”.

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