Ricerca sul cancro: documenti ritoccati. Ma in Italia non è reato

Alcuni scienziati impegnati nella ricerca sul cancro hanno manipolato le immagini dei loro studi e sono così riusciti a fare carriera, avere successo e ottenere fondi per le loro ricerche. È quanto emerge da una lunga indagine condotta dalla Procura di Milano di cui dà notizia Il Fatto Quotidiano. Ad essere coinvolti sono alcuni dei docenti più noti di Milano accusati di aver ritoccato la documentazione poi pubblicata dalle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

Come scrivono i pm, “dalla prima analisi di polizia giudiziaria sui centri di ricerca milanesi emergevano nove pubblicazioni, consultabili liberamente, che contengono manipolazioni, più o meno gravi, delle immagini attestanti i presunti esperimenti”. Altre indagini scoprivano “ulteriori 17 pubblicazioni che contenevano manipolazioni delle immagini”. Inoltre i due consulenti scientifici incaricati dalla Procura di Milano hanno analizzato “159 articoli scientifici riferibili agli autori in trattazione e contenenti immagini ottenute con la tecnica della gel elettroforesi”. Dopo aver ridotto il campo a un campione più ristretto, hanno concluso che “sulle 32 analizzate, 25 pubblicazioni scientifiche sono risultate oggetto di manipolazione”.

Gli scienziati iscritti nei registri dei reati sono stati indagati per falso in scrittura privata, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa. I pm, dopo un’inchiesta durata tre anni, hanno concluso che i fatti sono stati accertati, le manipolazioni sono state provate, ma non esiste in Italia un reato che permetta di mandarli a giudizio. Così i pm non hanno potuto far altro che chiedere al giudice dell’ indagine preliminare l’archiviazione del caso.

“Le accertate manipolazioni scrivono i pm nella loro richiesta d’ archiviazione – sia pure preoccupanti dal punto di vista dell’impatto scientifico, rimangono per l’ attuale legislazione prive di rilevanza penale”.

I pm concludono dunque che questo caso “impone una seria riflessione sulla necessità di una disciplina penalistica ad hoc in grado di fornire una adeguata tutela nel contrasto delle frodi scientifiche”, come già è stato fatto per quelle assicurative e per quelle sportive. La Procura manda comunque gli atti alla Corte dei Conti, per “le opportune valutazioni” in merito alla “rendicontazione dei finanziamenti pubblici erogati dal Cnr”.

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