Protesi al seno: divieto per le minorenni e registro obbligatorio

Multa fino a 20mila euro e tre mesi di sospensione dall’attività per i chirurghi che non rispetteranno il divieto di impianto di protesi al seno per fini estetici sulle minorenni (su cui si potrà impiantare una protesi solo su indicazione medica) e obbligo di indicare nei registri il tipo di protesi e di riempimento. Queste le principali modifiche approvate in commissione Sanità del Senato, in deliberante, al disegno di legge sui registri per le protesi e il divieto per pazienti ‘under 18’.

Il provvedimento tornerà ora alla Camera dove seguirà lo stesso iter.

Maria Rizzotti (Pdl), relatrice del disegno di legge, ha spiegato che ci sono state tre modifiche approvate all’unanimità. La prima riguarda l’aspetto tecnico del gel di riempimento delle protesi “per avere una maggiore trasparenza”. La seconda modifica prevede la differenza tra fine estetico e fine ricostruttivo. La terza, infine, prevede un inasprimento delle sanzioni che passano da 15 a 20 mila euro e la sospensione dell’attività lavorativa per tre mesi per i medici che non rispetteranno la norma.

“Siamo soddisfatti e felici che l’approvazione all’unanimità di questo provvedimento così importante per la tutela della salute delle donne e in particolare delle giovani donne avvenga alla vigilia dell’8 marzo. Possiamo definirlo un ulteriore passo in avanti verso una medicina di genere su cui stiamo lavorando ormai da anni”. È quanto ha affermato la senatrice Pd Franca Biondelli correlatrice del disegno di legge.

Il ddl era stato presentato nel 2010 dall’allora ministro della Salute Ferruccio Fazio, ed è tornato di stringente attualità in seguito allo scandalo delle protesi al seno pericolose prodotte dalla Francia.

E proprio ieri è tornato in carcere il fondatore della società Pip, fabbricante delle protesi difettose.
Jean-Claude Mas è stato incarcerato ieri sera nella prigione di Baumettes a Marsiglia per il mancato pagamento della cauzione. A fine gennaio l’uomo era stato accusato formalmente di “lesioni colpose” e posto sotto controllo giudiziario dietro versamento di una cauzione di 100mila euro.

L’azienda Pip (Poly Implant Prothese) avrebbe prodotto migliaia di protesi mammarie con materiali inadeguati e al di sotto degli standard richiesti, con un’alta probabilità di rottura dell’involucro, un’elevata possibilità di infiammare i tessuti e il rischio di provocare un tumore al seno. Nel mondo sarebbero tra 400 e 500mila le donne con protesi Pip, in Francia 30mila, in Italia 4.300.

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