Protesi al seno Pip: contengono anche additivi chimici mai testati

Le protesi mammarie difettose dell’ormai fallita società Pip di Seyne-su-Mer, vicino a Marsiglia, contenevano un gel al silicone al quale era stato aggiunto almeno un tipo di additivo impiegato nell’industria petrolchimica ma mai testato per quello specifico settore merceologico. A renderlo noto è l’emittente radiofonica francese Rtl che si è procurata l’elenco dei materiali utilizzati per le protesi.

La Poly Implant Prothese utilizzava baysilone, silopren e rhodorsil: resine usate comunemente per produzioni diversificate quali quelle di carburanti, gomma, computer e anche alimenti, ma mai sperimentati per uso clinico.

Le protesi sotto accusa – soggette ad un rischio di rottura molto più elevato rispetto alla media e sospettate di essere potenzialmente cancerogene –  contenevano, come già era stato reso noto qualche tempo fa, un gel al silicone industriale non omologato dalle autorità competenti, in luogo di quello compatibile con l’utilizzo medico, dieci volte più costoso.

Questa è però la prima volta in cui emerge il ricorso a veri e propri additivi chimici. E proprio per l’ambiente medico ed i legali delle utenti rimaste vittime di problemi fisici chiedono che le protesi rimosse vengano sottoposte ad analisi di laboratorio approfondite.

Già nel marzo 2010, lo stesso anno in cui la Pip cessò l’attività ed i suoi prodotti furono messi al bando, test furono condotti su esemplari sequestrati nello stabilimento della compagnia. Adesso però se ne sollecita l’estensione anche alle protesi vendute all’estero, dal momento che s’ipotizzano variazioni, nella miscela degli ingredienti impiegati per la fabbricazione, in base al Paese destinatario del prodotto finito.

Si calcola che tra le trecentomila e le quattrocentomila donne in 65 diversi Stati diversi, dall’Europa all’America Latina, si sono fatte impiantare protesi della ‘Pip’. Soltanto in Francia le autorità hanno invitato circa trentamila connazionali a farsele rimuovere. Ammontano già ad almeno venti in Francia, più uno in Italia, i casi di tumore al seno in donne cui erano state impiantate le protesi all’indice. Sulla vicenda sta indagando tra le altre la Procura marsigliese, alla quale sono pervenute nel frattempo più di duemila denunce per lesioni personali contro il fondatore della disciolta società.

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