Protesi all’anca a rischio cobalto

Protesi all’anca a rischio cobalto. 800 Sono i pazienti toscani ai quali sono stati impiantati all’anca gli apparecchi dell’azienda inglese DePuy poi scoperti difettosi e pericolosi per la salute. Per tutti i pazienti è necessario un controllo al fine di verificare che l’organismo non sia stato contaminato dagli ioni di cobalto e cromo che, per via di uno scollamento tra le parti, possono essere rilasciati dalle protesi.

A partire dal 24 agosto 2010 è stata la stessa azienda produttrice a sospendere la commercializzazione delle protesi a rischio, dopo il riscontro delle prime anomalie. Tuttavia, malgrado le ripetute segnalazioni del Ministero della Salute sembra che sia stato poco per informare i pazienti interessati.

I problemi accertati relativi alla protesi di rivestimento Asr riguarda solo quelle che hanno il sistema acetabolare Asr Xl.
Ad accorgersene è stata la stessa DePuy che ha provveduto ad informare le autorità sanitarie dei Paesi dove il prodotto veniva commercializzato a partire dal 2004. 

In Italia sono state vendute oltre 4500 protesi, di queste, al momento, ne risultano impiegati 808 in Toscana. Il protocollo adottato dalle Asl, su indicazione del Ministero della Salute, prevede che tutti i pazienti che sono stati sottoposti ad impianto con protesi all’anca del modello Asr DePuy debbano essere contattati, informati dell’accaduto e avviati verso un programma di controllo protratto nel tempo che prevede visite ortopediche, esami radiografici e, qualore lo si ritenga necessario, anche a prelievi del sangue per accertare l’eventuale presenza di cobalto o altri metalli che potrebbero creare danni all’organismo. Il rilascio di queste sostanze è molto lento e per questo il periodo di osservazione dura cinque anni.

“Ai cittadini che hanno subito un impianto di protesi d’anca tra il 2004 ed il 2010 suggeriamo di controllare nella cartella clinica quale tipologia di protesi è stata impiantata; di regola, infatti, ogni volta che viene impiantato un dispositivo medico o protesi vengono riportate in cartella clinica una serie di informazioni quali la marca, il modello, la dimensione, il numero di lotto ed il numero di serie della protesi”. È quanto suggerisce Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato

Per chi ha una protesi del tipo su indicato, Cittadinanzattiva suggerisce di rivolgersi al medico chirurgo che ha effettuato l’intervento oppure ad un ortopedico. Il medico provvedera’ a far eseguire gli esami utili a valutare eventuali situazioni di rischio.

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