Inquinamento da Pfas in Veneto: controlli su 110mila abitanti

In Veneto vi sono importanti sviluppi sulla vicenda dell’inquinamento da Pfas , ovvero da sostanze chimiche utilizzate nell’industria per rendere impermeabili tessuti e rivestimenti. Sono stati infatti definiti i particolari del monitoraggio ambientale in corso e di quello sanitario, che coinvolgerà una popolazione di 109.029 abitanti.

Tutto il territorio veneto è stato valutato e suddiviso in diverse aree a seconda della presenza o meno e dell’entità degli inquinanti rilevati. I prelievi, già oltre 5 mila, proseguiranno in tutti i territori dove è emersa in qualsiasi quantità, anche minima (“sotto soglia”) la presenza di queste sostanze. I controlli sanitari dovranno durare una decina d’anni per verificare nel tempo gli eventuali effetti sulla salute e farne una valutazione epidemiologica.

I controlli, che costeranno oltre 100 milioni di euro l’anno, verranno effettuati sui tutti i residenti dell’area “di massima esposizione” delineata nei Comuni diAlbaredo d’Adige, Alonte, Arcole, Asigliano Veneto, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Brendola, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Minerbe, Montagnana, Noventa Vicentina, Poiana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Terrazzo, Veronella, e Zimella, per un totale di 109.029 persone.

Intanto per far fronte all’inquinamento l’azienda Miteni Spa di Trissino (Vicenza) ha deciso di investire oltre 30 milioni di euro, dei quali metà già investiti nei decenni scorsi e il restante previsto per il futuro.

L’annuncio è stato dato oggi dai vertici dell’industria vicentina al centro della vicenda legata alle falde acquifere inquinate. “Nei giorni scorsi – ha spiegato l’Ad Antonio Nardone – abbiamo presentato il progetto riguardante la bonifica del sito, un paio di milioni di investimento, ora attendiamo il via libera degli enti proposti. Per evitare il passaggio di queste sostanze noi disponiamo già di una barriera idraulica, dotata di filtri a carboni attivi, ma siamo pronti ad inserirne altre due, molto sofisticate dal punto di vista tecnologico”.

“La Miteni – ha poi precisato Nardone – vanta 50 anni di esperienza sui Pfas, siamo sicuri di essere all’avanguardia e davanti a tutti, non solo sotto il profilo degli investimenti. Da parte nostra, nel ribadire la disponibilità a partecipare con la nostra conoscenza ai tavoli tecnici istituzionali, non ci sentiamo responsabili dell’inquinamento esistente in Veneto. Dati anormali, seppur a macchia di leopardo, sono emersi nel Bassanese e nel Trevigiano: appare evidente che le sostanze inquinamenti non possono risalire la corrente. Gli stessi dati dell’Istituto superiore della sanità confermano che al momento non esistono correlazioni tra queste sostanze e possibili patologie concrete”.

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