Pfas in Veneto: analisi sui pozzi e controlli per 80mila cittadini

È partita oggi e durerà fino ad ottobre la campagna di analisi e monitoraggio che la Giunta regionale del Veneto ha affidato ad Arpav sui pozzi privati utilizzati per l’agricoltura e gli allevamenti nei 21 comuni dell’area contaminata dalle sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas).
Sono stati stanziati 40mila euro perché Arpav effettui mille campionamenti nelle acque sotterranee del Basso Veronese, del Vicentino e della Bassa Padovana, al fine di accertare le concentrazioni dei Pfas “a catena corta” e “lunga”, così come già effettuato nella rete idrica degli acquedotti ad uso civico.

“Con questa indagine – ha spiegato l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan – sarà possibile completare in modo organico e scientifico il quadro dell’inquinamento da Pfas nell’ area individuata affiancando alle analisi sulle acque superficiali già in essere e ai controlli biologici avviati sugli abitanti, anche i dati sulla presenza di queste sostanze nelle acque di falda, attinte dagli utenti individuali attraverso i pozzi privati e utilizzate per animali e colture agricole”.

I comuni interessati dal monitoraggio sui pozzi sono Brendola, Sarego, Lonigo, Alonte, Zimella, Asigliano Veneto, Cologna Veneta, Poiana Maggiore, Noventa Vicentina, Pressana, Rovereto di Guà, Montagnana, Bevilacqua, Boschi Sant’Anna, Terrazzo, Veronella, Minerbe, Arcole, Legnago, Bonavigo e Albaredo d’Adige.

Per quanto riguarda i controlli sulla popolazione interessata Giampaolo Stopazzolo, direttore del distretto sociosanitario dell’Ovest Vicentino, specialista in igiene e medicina preventiva ha dichiarato: “Controlleremo 80 mila persone dai 14 ai 65 anni per 10 anni. Lo studio è iniziato con un questionario per conoscere il loro stile di vita. Poi le sottoporremo agli esami di sangue e urine”.

Dalle ultime analisi effettuate valori di sostanze perfluoroalchiliche 30 volte superiori al normale sono state riscontrate nei campioni dei prelievi del sangue eseguiti su 50 quattordicenni residenti nella cosiddetta ‘zona rossa’ interessata dagli sversamenti della Miteni nelle acque.

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