Pfas in Veneto: “Le scuole usano ancora acqua inquinata”

Nelle scuole hanno ripreso a cucinare i pasti utilizzando l’acqua dell’acquedotto inquinato dalle sostanze Pfas e se hanno sete durante la giornata devono bere dal rubinetto, perché solo a pranzo i bambini hanno le bottigliette d’acqua. È quanto denuncia Patrizia Zuccato, una delle madri del gruppo “mamme No-Pfas”, un gruppo di mamme di Montagnana, in provincia di Padova, che da oltre un anno si batte per la chiusura dell’azienda chimica Miteni di Trissino considerata responsabile degli sversamenti che hanno introdotto nel terreno e nelle falde sostanze perfluoroalchiliche, meglio note come Pfas e Pfoa.

“Il nostro è l’unico comune padovano inserito nella zona rossa, perché l’acquedotto pesca più a nord, nella falda inquinata. All’inizio del 2017 abbiamo avuto le prime notizie, quando la Regione Veneto ha annunciato lo screening sui ragazzi dai 14 anni in su. Noi in casa abbiamo cominciato a usare l’acqua minerale anche per cuocere la pasta. Ma ci siamo chieste: e a scuola? Con che acqua preparavano da mangiare in mensa? Questo volevamo sapere e quali misure avessero adottato a tutela della salute”.

“Siamo partite in poche –  continua in un’intervista Patrizia Zuccato – poi il movimento è cresciuto, i comitati si sono moltiplicati, pensiamo al lavoro fatto da Medicina Democratica e Legambiente. Abbiamo cominciato a documentarci, studiando anche di notte, consumando giorni di ferie. Volevamo sapere. Abbiamo scoperto che la situazione era più grave di quanto risultasse ufficialmente. E abbiamo cominciato a bussare a tutte le porte, con in mano le analisi delle acque e quelle mediche sui nostri figli. Dai Comuni alla Provincia, dagli ospedali alla Regione, fino a Bruxelles”.

“La nostra prima rabbia è nata dal fatto che non ci hanno informati, non hanno messo i cittadini nelle condizioni di sapere, di decidere come comportarsi”, denuncia la donna. “Non volevano creare allarmismi, non erano sicuri degli esiti… È una risposta agghiacciante. Anche sui pacchetti delle sigarette scrivono che il fumo nuoce alla salute. Noi abbiamo saputo dell’inquinamento da Pfas quando il danno era ormai fatto. Anche in assenza di certezze ce lo dovevano dire. La medicina ha dimostrato che c’è un danno di salute reale”.

“Prima della nostra battaglia – continua la donna – non esistevano i limiti poi fissati dal governatore Luca Zaia. Non esistevano nemmeno i progetti per realizzare i progetti di acquedotti alternativi, che portino acqua non inquinata nelle case e in tutte le comunità. Dopo il caos che abbiamo fatto anche alcune scuole si sono decise a usare l’acqua comperata in boccioni. Ma pare sia stata una vittoria di Pirro”.

“Con la nostra lotta cominciata un anno e mezzo fa abbiamo ottenuto risultati importanti, insperati, ma finché la fabbrica non sarà chiusa noi non ci arrenderemo”.

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