Pesca incontrollata: tonni e sgombri a rischio estinzione

La pesca indiscriminata sta portando i tonni e gli sgombri all’estinzione: rispetto a mezzo secolo fa le loro popolazioni sono infatti diminuite in media del 60%. A rivelarlo è una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Ad essere a rischio è in particolare il tonno rosso dell’Atlantico che ha subito una riduzione dell’80%.

Gli studiosi basandosi sui dati resi noti negli ultimi 50 anni sull’argomento, hanno tracciato un andamento cronologico della consistenza dei branchi di 26 specie di pesci (17 specie di tonni, 5 di sgombri e 4 di sgombri spagnoli o lanzardi), delle loro traiettorie e delle biomasse da essi costituite.

Dalla ricerca è emerso che la pesca, ai ritmi attuali, rappresenta una minaccia per tutte le specie, indipendentemente dalle loro dimensioni. Ad essere in pericolo anche le economie costiere fondate sulla pesca e gli equilibri ecosistemici.

“Il fatto di aver impoverito i branchi fino a questo punto – ha spiegato Juan-Jordà, primo autore, ricercatore dell’Università La Coruna, in Spagna – rappresenta un azzardo per quanto riguarda la sostenibilità del sistema della pesca a lungo termine.

L’unico modo per avere risultati più soddisfacenti di quelli attuali, stabilizzare i profitti e al tempo stesso ridurre le conseguenze negative su tutto l’ecosistema marino è quello di fermare la pesca di alcune specie, lasciando loro il tempo di ricostituire i branchi e, in seguito, di regolare in maniera severa la pesca e il commercio a livello planetario, in modo da prevenire situazioni come quella attuale.

Accanto a ciò bisogna definire regole più stringenti anche per le specie meno pregiate, che costituiscono una valida alternativa, soprattutto per i paesi più poveri, perché aiutano a ripristinare un equilibrio oggi perduto”.

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