Parkinson, verso la diagnosi precoce

L’ospedale Molinette di Torino ha annunciato che sono stati identificati, per la prima volta, alcuni marcatori in cellule del sangue che consentiranno di riconoscere i soggetti che potrebbero avere un esordio precoce della malattia di Parkinson.

Pubblicata sulla rivista scientifica Proteomics, questa scoperta è il risultato di una ricerca condotta condotta da un team di neurologi e biochimici, coordinati dal professor Leonardo Lopiano (Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino dell’ospedale Molinette), in collaborazione con il professor Mauro Fasano (Centro di Neuroscienze dell’Università dell’Insubria a Varese – Busto Arsizio). Lo studio è stato interamente finanziato dall’Associazione Amici Parkinson Piemonte onlus (AAPP).

La malattia di Parkinson (che prende il nome da James Parkinson, colui che per primo l’ha descritta nel 1817) è un disturbo del sistema nervoso centrale caratterizzato principalmente da degenerazione di alcune cellule nervose (neuroni) situate in una zona profonda del cervello denominata sostanza nera. Queste cellule producono un neurotrasmettitore, cioè una sostanza chimica che trasmette messaggi a neuroni in altre zone del cervello. Il neurotrasmettitore in questione, chiamato dopamina, é responsabile dell’attivazione di un circuito che controlla il movimento.

La malattia di Parkinson si riscontra più o meno nella stessa percentuale nei due sessi ed è presente in tutto il mondo. I sintomi possono comparire a qualsiasi età anche se un esordio prima dei 40 anni é insolito e prima dei 20 é estremamente raro. Nella maggioranza dei casi i primi sintomi si notano intorno ai 60 anni.

In Italia i malati di Parkinson sono stimati in oltre 220.000 ed il numero aumenta con il progressivo invecchiamento della popolazione.

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