Ogm: in Ungheria liberi di dire no

Ogm? Liberi di dire ‘no’. È stata approvata dal Parlamento Ungherese una risoluzione che permette alle amministrazioni locali la messa al bando delle coltivazioni di piante transgeniche.

La proposta era stata avanzata dal Comitato per lo sviluppo sostenibile e dalla rappresentanza croata all’interno della Cooperazione Alpi-Adriatica, che contesta la coesistenza tra le coltivazioni convenzionali e transgeniche e promuove alleanze ed iniziative contro le coltivazioni di organismi geneticamente modificati.

Il gruppo di Cooperazione – che comprende vaste aree di Austria, Italia e Slovenia – si batte infatti per l’approvazione di provvedimenti legislativi e di proposte che mirino a preservare il territorio e la biodiversità da eventuali contaminazioni da piante geneticamente modificate

Si tratta di una strategia politica e territoriale che vede nella tutela della produzione agro-alimentare e zootecnica ampie opportunità di sviluppo e vantaggi economici, in particolare per quanto riguarda l’esportazioni di semi, piante e prodotti alimentari trasformati convenzionali e biologici. 

Il Segretario di Stato del Ministero dello sviluppo rurale ungherese, Zsolt Feldman, ha dichiarato che le problematiche legate agli OGM richiedono soluzioni complesse, in relazione alle quali il governo ha già adottato diversi provvedimenti, tra i quali la costituzione di un apposito Comitato di esperti sugli OGM. 

L’Ungheria nel settembre 2006 ha vietato la coltivazione del mais transgenico MON 810 della Monsanto, e nel 2010 ha adottato lo stesso provvedimento sulla patata arricchita di amido, Amflora, ricorrendo anche alla Corte di giustizia europea contro la sua approvazione.

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