Ogm, Ue: “Impossibile vietarli senza gravi rischi”

“Gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza concernenti alimenti e mangimi geneticamente modificati senza che sia evidente l’esistenza di un grave rischio per la salute o per l’ambiente”. È quanto stabilisce una sentenza della Corte di giustizia Ue chiamata a pronunciarsi sul caso di Giorgio Fidenato, contadino friulano accusato di aver seminato la varietà di mais Ogm MON-810.

Il verdetto contrasta però con la direttiva europea firmata nel 2015 (dopo i fatti accaduti) da 17 Stati, tra cui l’Italia che si è schierata contro le coltivazioni geneticamente modificate. Come sottolinea Greenpeace, quella sentenza “fa riferimento a un quadro giuridico ormai superato. Dalla fine del 2015, con le modifiche alla Direttiva europea che regola gli OGM, l’Italia fa parte ufficialmente della maggioranza dei Paesi Ue che ha vietato la coltivazione di mais OGM sul territorio nazionale”.

Secondo Federica Ferrario, responsabile agricoltura sostenibile Greenpeace Italia, “Applicare il principio di precauzione è quanto ci si aspetta da governanti responsabili, e per questo è da lodare il decreto interministeriale italiano che, basandosi appunto su questo principio, vietò il rilascio in ambiente di mais OGM MON810, prevenendo così la contaminazione certa di ambiente e coltivazioni convenzionali e biologiche.

Il principio di precauzione è uno dei cardini dell’Unione europea. Ha come scopo quello di garantire un alto livello di protezione dell’ambiente grazie a delle prese di posizione preventive in caso di rischio. Non di danno conclamato, ma appunto di rischio. Per questo ci viene invidiato in tutto il mondo”.

“Le tossine Bt prodotte dal mais OGM – ricorda Greenpeace – sono potenzialmente in grado di danneggiare non solo i parassiti del mais, ma anche altri insetti non bersaglio, tra cui farfalle, coccinelle e, se i residui raggiungono corsi d’acqua, anche organismi acquatici. Nei Paesi in cui delle piante Bt vengono coltivate, i parassiti diventano a loro volta resistenti alle tossine Bt, con conseguenti “perdite economiche sostanziali per gli agricoltori”, secondo un’analisi delle coltivazioni di OGM pubblicata dall’Accademia nazionale statunitense delle Scienze”.

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