Ogm: se il mais Monsanto minaccia la cultura del Messico

Le mire della multinazionale Monsanto minacciano la cultura alimentare messicana, di cui il mais è sempre stato un alimento centrale. Fino a questo momento, infatti,  le uniche coltivazioni geneticamente modificate ammesse ufficialmente sono state il cotone e la soia.

Secondo Victor Manuel Toledo Manzur, ricercatore presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), se i messicani perderanno il controllo sul mais, perderanno la loro identità. Secondo il ricercatore le grandi aziende delle sementi transgeniche costituiscono un pericolo per la salute e per l’alimentazione.

Toledo ha sottolineato che le multinazionali che come Monsanto intendono introdurre il mais transgenico in Messico utilizzano metodi di coltivazione e processi produttivi che avvelenano l’ambiente e gli ecosistemi.

Eppure proprio queste multinazionali hanno ricevuto il sostegno del Governo messicano e del Segretariato all’agricoltura e all’ambiente. Toledo teme dunque che Monsanto possa vincere le battaglie legali in corso in Messico per la semina del mais Ogm e che quindi nel Paese presto venga introdotta la nuova coltivazione transgenica.

Nel suo libro “Le innovazioni, gli agricoltori e la sicurezza alimentare del mais” (scritto in collaborazione con l’esperto di agriecologia Miguel Angel Damian Huato), il ricercatore ha sottolineato che il 60% del cibo consumato nel mondo viene prodotto dai piccoli agricoltori. Per questo, secondo Toledo, non è vero che l’agricoltura industriale o  transgenica rappresenti la soluzione alla fame nel mondo.

Anche la Fao, peraltro, riconosciuto che oltre la metà del cibo consumato da 7 miliardi di esseri umani nel mondo proviene dal lavoro dei piccoli agricoltori e dei contadini.

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