OGM: contrari 8 italiani su 10

Investire negli OGM non serve: il patrimonio di biodiversità animale e vegetale nel mondo è così vasto e completo che deve solo essere opportunamente preservato e selezionato. Peraltro, l’80% dei consumatori boccia in maniera decisa gli organismi geneticamente modificati e la clonazione a fini alimentari. Questa l’analisi che emerge dalla conferenza indetta da Cia, Confederazione italiana agricoltori e Vas, Verdi ambiente e società in occasione del lancio dell’iniziativa ‘Mangiasano 2012’, che il prossimo 19 maggio proporrà manifestazioni, degustazioni, laboratori e mercatini in tutta Italia.

Alla manifestazione aderirà anche l’Aiab (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) che ha ricordato che l’Unione europea negli ultimi anni ha investito 133 milioni di euro per le biotecnologie vegetali e solo 41 per l’agricoltura bio e altri metodi di produzione agro-ecologica. “Da una parte c’e’ il made in Italy agroalimentare che vale 245 miliardi – hanno spiegato i promotori dell’iniziativa – dall’altra nessun consumatore disposto a comprare bistecche clonata o verdure transgeniche”.

“Questo non vuol dire che siamo contrari alla ricerca – sottolinea la Cia – preferiremmo che fosse incentivata nei settori in cui vi e’ una reale necessita’, finanziando ad esempio, il recupero di quelle biodiversita’ in via di estinzione”.

Secondo un’indagine della Cia ben otto consumatori su dieci non vogliono Ogm nel piatto. In particolare, il 55% degli intervistati ritiene gli organismi geneticamente modificati dannosi per la salute, mentre il 76% crede semplicemente che siano meno salutari. Anche la Cia e i Vas si dichiarano contrari, in primo luogo per il ‘principio di precauzione’ a tutela dei consumatori (visto che “non esiste un’evidenza scientifica provata della loro ‘non pericolosità”). Inoltre in Italia, ricordano Cia e Vas, “ci sono più di 500 prodotti Doc e Igp e una rete molta estesa di siti protetti a vario titolo”. È dunque necessario difendere questa tipicità.

Secondo Cia e Vas, imporre in Italia la coltivazione di organismi geneticamente modificati “significherebbe creare un sistema costoso e inutile, una doppia filiera che non è neppure conveniente economicamente”. “Inoltre, considerando morfologia e dimensioni delle aziende agricole, sarebbe molto difficile evitare ‘contaminazioni’ delle colture”.

“Le nostre produzioni di eccellenza – proseguono Cia e Vas – fanno grande il ‘made in Italy’ nel mondo, con esportazioni che muovono circa 30 miliardi di euro l’anno. I mercati stranieri chiedono vini, oli, formaggi, salumi e trasformati tipici dei nostri territori, con i loro sapori caratteristici. Il valore aggiunto delle produzioni agricole e alimentari italiane sta proprio nella diversità, nell’inimitabilità del loro sapore.

Omologare le produzioni agricole e, quindi, i gusti, si tradurrebbe nella perdita secca del valore, azzerando la competitività, su scala mondiale, della nostra agricoltura. Assieme a questo c’è da considerare l’impatto negativo che alcune sperimentazioni hanno sull’ambiente naturale e sui suoi delicatissimi equilibri”.

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