Rimane il divieto ogm. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso dell’agricoltore Fidenato

Dopo il Tar, anche il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’imprenditore agricolo friulano Giorgio Fidenato, che aveva impugnato il decreto del Governo che vieta la coltura del mais geneticamente modificato in Italia.

Secondo i magistrati i ministeri hanno agito correttamente ritenendo che “il mantenimento della coltura del mais MON 810 senza adeguate misure di gestione non tutelasse a sufficienza l’ambiente e la biodiversità”.

“Il Consiglio di Stato – commenta la Coldiretti – conferma una scelta già fatta sul piano politico dall’Italia, ovvero quella di mantenere l’Italia libera dagli ogm, sancita dalla recente firma da parte del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e di quello dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Il decreto ha reso possibile la proroga, per un periodo di ulteriori 18 mesi dalla sua entrata in vigore, del divieto già emanato con il precedente decreto interministeriale del 12 luglio 2013 riguardo alla proibizione di coltivazioni di mais ogm MON810 nel Bel Paese. Soluzione questa che risulta legittimamente adottata dopo il via libera del Consiglio di Stato stesso, che ha respinto il ricorso contro il precedente decreto”.

Secondo la Coldiretti si tratta di un intervento necessario, in attesa del via libera finale alla direttiva Europea che consentirà ai Paesi membri dell’Ue di limitare o proibire la coltivazione diorganismi geneticamente modificati (ogm) sul territorio nazionale.
Quella del Consiglio di Stato è secondo la Coldiretti una scelta coerente con quanto chiedono quasi 8 italiani su 10, che sono contrari al biotech nei campi, ma anche con gli ultimi orientamenti produttivi che stanno decretando il flop delle semine ogm in Europa.

Secondo l’analisi del rapporto annuale dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (ISAAA), sono infatti calati del 3% i terreni seminati con ogm in Europa nel 2014, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse.

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