Cibi OGM: la California dice ‘no’ all’etichettatura

In California gli elettori hanno respinto il referendum sull’etichettatura dei cibi contenenti organismi geneticamente modificati. La “Proposition 37”, chiamata “Right to know”, è stata rifiutata col 53% contro il 47%.

Sull’esito dell’iniziativa popolare potrebbe aver influito una massiccia campagna pubblicitaria finanziata da alcune società alimentari e biotech (Monsanto in primis), secondo cui l’etichettatura anti-Ogm avrebbe aumentato difficoltà produttive e confusione, facendo levitare i prezzi all’ingrosso. Tra le aziende che hanno donato parte dei loro profitti allo scopo di contrastare la “Proposition 37”, ci sono anche Nesltè, Coca Cola, Kellogg, per citare alcuni marchi più noti.

“Ogni tanto è positivo perdere una battaglia: ti dà una svegliata e capisci che devi giocare meglio le tue carte. Questo referendum è una chiamata per i food movements: è un segno che stiamo diventando un soggetto politico”, ha affermato  Michael Dimock, presidente di Roots of Change, una delle organizzazioni più attive nella battaglia per il Sì.

Gli Stati Uniti sono il primo mercato mondiale di cibi preparati con ingredienti biotech.  Negli Stati Uniti soia, canola e mais geneticamente modificati negli ultimi dieci anni hanno conquistato una parte consistente del mercato e si ritrovano dunque in centinaia di alimenti di ogni genere (questo nanche perché entrano ormai nella maggior parte dei mangimi dati agli animali).

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