Poco sonno e troppa tv? Ecco come si diventa obesi

Stare in piedi fino a tardi nel fine settimana aumenta nei bambini le probabilità di diventare obesi. Il minor numero di ore trascorse a letto limita infatti la produzione di un ormone fondamentale per il metabolismo. A rivelarlo è una ricerca condotta dagli studiosi dell’Università di Chicago e pubblicata sulla rivista Pediatrics.

I ricercatori hanno osservato 308 bambini tra i 4 e i 10 anni calcolando il loro indice di massa corporea e le ore di sonno totalizzate lungo tutto l’arco della settimana. Nei piccoli con meno ore di sonno durante il week-end sono stati riscontrati livelli più alti di insulina, colesterolo ‘cattivo’ e proteina C-reattiva, tutti fattori legati all’obesità e ai problemi cardiovascolari in età adulta.

Come hanno spiegato gli autori dello studio, “la mancanza di sonno provoca una minore secrezione di leptina nelle cellule grasse, e aumenta invece quella dell’ormone grelina, e questi due fattori aumentano l’appetito”. Gli studiosi, dunque, consigliano ai genitori di abituare i bambini a dormire di più a lungo per evitare conseguenze gravi nel corso della loro vita.

Inoltre madri e padri dovrebbero, durante i pasti, spegnere la televisione. L’abitudine di consumare pranzo e cena davanti alla tv (fedele compagna del 28% degli italiani durante i pasti sette giorni su sette) rappresenta infatti la terza causa di sovrappeso e obesità tra gli abitanti del nostro Paese.   Come rivela infatti un’analisi dell’Osservatorio Adi-Nestlé sullo stato di forma fisica e sulle abitudini alimentari degli italiani, il 43% degli obesi dichiara di consumare regolarmente (oltre 5 volte la settimana) i pasti davanti alla tv. La percentuale si abbassa per le persone in sovrappeso (39%) e di peso normale (33%).

Giuseppe Fatati, coordinatore scientifico dell’Osservatorio e presidente della Fondazione Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica) specifica che la ricerca non è “un atto di accusa alla televisione: è forse però il caso di toglierla dal menu abituale dei nostri pranzi e delle nostre cene”.
“L’aumento di peso – sottolinea Fatati –  è spiegabile con la scarsa considerazione prestata a quello che si mangia in relazione ad un’attività passiva che assorbe in toto l’attenzione”.

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