Il prezzo dell’obesità si paga dopo i 40

Una nuova scoperta suggerisce che l’obesità potrebbe avere ripercussioni sulla salute soprattutto dopo i quarant’anni.

Una ricerca ha confrontato i medicinali assunti da americani di peso normale, sovrappeso e obesi tra i 25 e i 70 anni. Mentre le persone obese di tutte le età prendevano molte più medicine rispetto a quelle di peso normale, differenze si sono riscontrate soprattutto tra gli adulti dai quarant’anni in su.

Secondo il New York Times:
“Per esempio, nella fascia di età tra I 25 e I 39 anni, assumeva medicinali il 28,7 per cento delle persone di peso normale e il 25,2 per cento degli obesi. Tuttavia, nella fascia che va dai 40 ai 54 anni ad assumere medicinali era il 60 per cento degli obesi contro il 39,3 per cento delle persone il cui peso era nella norma”.

Fonti bibliografiche:
New York Times, 31 maggio 2010
International Journal of  Obesity 34,  2010, pp. 429-436

I commenti del Dr. Mercola

In qualche modo, credo che questa ricerca possa dire qualcosa più sull’uso eccessivo di medicinali da parte degli americani che sulla salute delle persone obese. Essa conclude affermando che : “ Riguardo alle attuali condizioni di salute, c’era poca differenza  tra le persone in sovrappeso e non, di tutte le fasce d’età ”;  tuttavia, non sono d’accordo con l’idea che si possa misurare lo stato di salute di un gruppo di individui semplicemente contando il numero di medicine che prende, perché una larga maggioranza di persone che fa uso di farmaci NON NE HA EFFETTIVAMENTE BISOGNO.

È già noto il fatto che gli americani usano troppe medicine, perciò, contarle senza nemmeno prendere in considerazione le analisi individuali dei soggetti e prove di altro genere potrebbe dare un’idea falsata dei risultati.
Molti problemi di salute spesso non vengono diagnosticati, oppure, nella diagnosi, possono venire presi per qualcos’altro e quindi non venire curati. Se si basa lo stato di salute di una persona sul numero dei farmaci che assume, si suppone che quelli che non ne fanno uso siano sani… sebbene in realtà potrebbero non esserlo affatto. Si suppone quindi che coloro che assumono farmaci siano malati, quando in realtà potrebbero essere state prescritte loro delle medicine che non sono necessarie.

A parte questo, la ricerca ha scoperto che:
– Poco più del 25 per cento degli uomini di peso normale,  tra i 25 e i 39 anni, faceva uso di un qualche tipo di farmaco.
– Il 29 per cento circa degli uomini obesi nella stessa fascia d’età usava farmaci.
– Poco più del 39 per cento degli uomini di peso normale tra i 40 e i 54 assumeva farmaci, mentre.
– Il 60 per cento degli uomini obesi nella stessa categoria lo faceva.

Quindi queste cifre suggeriscono davvero la conclusione che l’obesità potrebbe non avere effetti significativi sulla salute prima dei quarant’anni come dichiarato sul New York Times?

Penso proprio di no.

L’aumento del diabete di tipo 2 (non insulino-dipendente) , dell’ipertensione e di malattie cardiache in gruppi di persone di età sempre più giovane dovrebbe essere un segnale abbastanza evidente del fatto che l’obesità inizia ad avere delle conseguenze sulla salute molto prima dei quarant’anni di età.

Naturalmente, i rischi per la salute associati all’obesità aumentano con l’età. In ogni caso, insinuare che essa potrebbe non rappresentare un problema fino alla mezza età è assolutamente irresponsabile perché, per allora i danni saranno già fatti!

Problemi di salute attribuibili all’obesità

L’obesità è una delle peggiori calamità della salute pubblica negli Stati Uniti. Due terzi abbondanti della popolazione americana sono in sovrappeso oppure obesi, inoltre, in alcuni gruppi etnici, le percentuali sono ancora più alte. Si può fare l’esempio delle donne afroamericane che hanno un tasso attuale di obesità o peso eccessivo che sfiora l’80 per cento.

Un certo numero di studi ha dimostrato che esiste un legame tra l’obesità e tutta una serie di patologie gravi, come per esempio:

DepressioneReflusso gastroesofageoApnea notturna
GottaArtrosiMalattie della cistifelia
Malattie renaliDiabetePressione alta
Colesterolo altoPatologie dell’arteria coronaricaArresto cardiocircolatorio
Fibrillazione atrialeIctusIpertensione polmonare
Coaguli ematiciDemenzaVari tipi di cancro

Altre statistiche sui rischi dell’obesità includono i seguenti dati:
– Persone moderatamente obese vivono dai due ai cinque anni in meno rispetto alle persone che hanno un peso ideale.
– La durata della vita dei grandi obesi può essere ridotta da 5 a 10 anni.
– La maggiore minaccia dell’obesità è rappresentata dalle malattie cardiache, attualmente la prima causa di morte negli Stati Uniti.

Quindi, l’obesità in sé per sé non è la causa sottintesa dei problemi di salute, ma solo un sintomo.

In poche parole, è l’insulino-resistenza la causa meno evidente di un gran numero di patologie, laddove l’obesità rappresenta un segnale del fatto che si è propensi a svilupparla.

Essenzialmente, l’obesità è un campanello d’allarme e ignorarlo fino ai quaranta non è certo la mossa più saggia.

L’insulino-resistenza è legata anche all’aumento degli stati infiammatori del corpo e la cronicizzazione di un’infiammazione è indicativa di colesterolo alto, malattie cardiache e altre patologie croniche.

Risulta quindi piuttosto evidente che controllare i livelli di insulina è uno dei modi più efficaci per migliorare la salute, senza contare che si tratta del migliore metodo anti-invecchiamento che abbiamo a disposizione.

Qual è la causa principale di obesità, insulino-resistenze e cronicizzazioni degli stati infiammatori?

In una parola, il fruttosio.

So bene che può sembrare fin troppo banale a molti, tuttavia, anch’io ho diritto alla mia opinione e questo è un campo che ho studiato con attenzione per molti anni.  Dopo aver valutato migliaia e migliaia di pagine sull’argomento, sono convinto del fatto che, mentre esistono altre variabili che contribuiscono all’obesità, come la mancanza di esercizio, a livello culturale, la più importante variabile che contribuisce all’epidemia di obesità è proprio l’assunzione di fruttosio.

Diversi esperti hanno identificato il fruttosio come il più significativo fattore associato all’ alimentazione che causa direttamente obesità, ipertensione, diabete e svariati altri problemi di salute.

In un recente articolo, che contiene un’intervista al Dr. Richard Johnson, ho discusso a proposito di nuove e interessanti prove che legano il consumo di fruttosio a livelli elevati di acido urico, cosa che è strettamente collegata all’obesità e a problemi di salute ad essa associati, come diabete e pressione alta.

Comunque, una delle questioni più interessanti emerse dall’intervista, e che ripeterò qui, è il fatto che si può concretamente determinare la propria sensibilità al fruttosio (e cioè la capacità che ha il corpo di metabolizzare il fruttosio senza che esso provochi eccessivi rischi) semplicemente misurando i livelli di acido urico.

L’acido urico come indicatore della tossicità del fruttosio

Il fatto che l’aumento dell’acido urico sia un fattore essenziale dei danni causati dal fruttosio sembra piuttosto evidente. Proprio per questa ragione, i livelli di acido urico sono un ottimo riferimento per la tossicità da fruttosio.

Secondo la più recente ricerca sull’argomento, la proporzione più sicura di acido urico va dai 3 ai 5,5 milligrammi per decilitro di sangue, inoltre, sembra esistere una concreta relazione tra i livelli di acido urico, la pressione e il rischio cardiovascolare anche se la proporzione va dai 3 ai 4 mg./dl. Il dottor Johnson suggerisce che i livelli ideali di acido urico rientrano probabilmente nella misura dei 4 mg/dl per gli uomini e dei 3,5 mg/dl per le donne.

Non è necessario ripeterlo, il modo migliore per controllare al meglio i livelli di acido urico, se sono troppo elevati, è lo stesso consigliato per tenere a bada l’insulina e cioè ridurre in maniera drastica, se non eliminare del tutto, il fruttosio e altri zuccheri dalla dieta.

Prevenire l’obesità alla fonte e portare la salute al livello successivo

Se si vuole rimanere in salute ed evitare tutte le complicazioni che accompagnano l’eccesso di peso, è necessario innanzitutto prevenire l’obesità. Non credo proprio che geni “sciagurati” ricoprano un ruolo rilevante nella questione.

Chiaramente, il “colpevole” numero uno è l’alimentazione.
Infatti, grandi cambiamenti in positivo possono verificarsi proprio quando si inizia a prestare seriamente attenzione a ciò che si mangia. È bene ricordare che non esistono pillole magiche. Alcune possono essere utili temporaneamente nella fase iniziale, ma non possono far ottenere i risultati sperati.

Ci sono, comunque, quattro principi utili a mantenere una salute e un peso ottimali a lungo, che rimangono costanti al di là del motivo:
– Mantenere un’alimentazione sana che sia adatta alla propria tipologia nutrizionale, facendo molta attenzione a tenere bassi i livelli di insulina, evitando il più possibile soprattutto il fruttosio.
– Fare esercizio fisico.
– Dormire tanto.
– Tenere sotto controllo lo stress.

È il caso di tenere a mente che l’obesità è il diretto risultato di scelte alimentari inappropriate ed esercizio fisico insufficiente e che non è mai troppo tardi per cambiare le cose in positivo.

Oltre a questi quattro principi di salute, per portare davvero il benessere al livello successivo sarebbe utile mettere in atto anche le seguenti cinque scelte:
– Migliorare i livelli di vitamina D.
– Bere solo acqua pura.
– Evitare le tossine.
– Mangiare i grassi giusti e assicuratevi di assumere una dose sufficiente di grassi omega-3 di origine animale.
– Mangiare crudi gli alimenti.

Mettendo in pratica questi principi fondamentali per uno stile di vita salutare, è possibile impegnarsi attivamente per ottenere una “mens sana in corpore sano” e proteggersi al contempo da un gran numero di problemi e malattie gravi.

Fonte: mercola.com
Traduzione a cura di: Giovanni Ballarin

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