Obesità e diabete: in Italia è allarme ‘diabesity’

In Italia ci sono 6 milioni di adulti obesi e 3 milioni di diabetici, a cui si aggiunge un altro milione di italiani con la glicemia alta senza saperlo e un 35% di bambini obesi o in sovrappeso. Questo il preoccupante quadro descritto dal Ministero della Salute, nel decimo volume della collana ‘Quaderni del ministero della Salute’. Tali dati preoccupano anche dal punto di vista economico: nel 2010 il diabete ha determinato il 10-15% della spesa sanitaria nazionale.

Si tratta di un’emergenza sociale e sanitaria: la cosiddetta epidemia di ‘diabesity’. Le due patologie, diabete e obesità, sono infatti strettamente legate.

In Italia, le persone con diabete costituiscono ufficialmente il 4,9% della popolazione (ISTAT 2010). Ogni anno nel nostro Paese 75mila persone con diabete subiscono un infarto, 18mila un ictus, 20mila vanno incontro a insufficienza renale cronica, mentre 5mila patiscono l’amputazione degli arti inferiori e 18mila muoiono. Inoltre, due terzi dei soggetti con diabete di tipo 2 sono obesi (BMI superiore a 27) e solo meno del 20% risulta normopeso. Invece, nel diabete di tipo 1, l’obesità  riguarda circa un quarto dei pazienti.

Altro dato preoccupante segnalato dal ministro Fazio, è stato quello relativo all’obesità infantile.
“Siamo molto preoccupati – ha affermato il ministro – perché il 35% dei bambini italiani, dunque circa 1 milione, è obeso o in sovrappeso”. Una situazione che può “causare conseguenze gravi”, ma che “non è omogenea su tutto il territorio nazionale”.

I dati rivelano “le differenze tra regioni come la Valle D’Aosta, dove si è registrata una percentuale di bimbi obesi o in sovrappeso del 23%, e regioni come la Campania, dove le percentuali salgono fino al 49%”.

Per contrastare il fenomeno risultano essere “prioritari gli stili di vita e l’attività fisica – ha precisato Fazio – ma nelle scuole italiane ultimamente c’è stato un regresso sotto questo aspetto”. “All’estero – ha concluso il ministro – ci sono i Campus che offrono all’interno delle loro strutture diverse possibilità di praticare sport, promuovendo queste attività, mentre nelle scuole italiane non si fa abbastanza attività fisica, soprattutto in alcune regioni del Mezzogiorno”.

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