Niger, il posto peggiore per essere madre

Dopo l’Afganistan, è ora il Niger il Paese peggiore dove essere madre. Al contrario, la Norvegia si conferma al primo posto in una classifica che comprende 165 Paesi e tiene conto di fattori come la salute, l’istruzione e lo stato economico e sociale delle madri, insieme ad indicatori della condizione infantile quali salute e alimentazione.

È quanto emerge dal tredicesimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo di Save the Children.

L’enorme divario che separa le condizioni di donne e madri e dei loro figli tra il primo e l’ultimo paese della classifica ben rappresenta le enormi disparità esistenti tra i paesi più sviluppati del pianeta e quelli più poveri.

Il rapporto rivela che in Norvegia una donna riceve in media ben 18 anni di istruzione scolastica contro i 4 del Niger, dove a livello politico solo il 14% dei seggi in parlamento sono occupati da donne contro il 40% dell’assemblea norvegese.

Soltanto il 5% delle donne nigerine utilizza i moderni metodi contraccettivi mentre sono ben 4 su 5 quelle che li utilizzano in Norvegia.

Il Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo esplora approfondisce quest’anno l’aspetto della nutrizione, un fattore chiave per il benessere delle mamme e dei loro bambini: ben il 25% delle morti materne e più di un terzo di quelle infantili nel mondo sono dovute proprio alla malnutrizione.

“C’è una stretta correlazione tra le condizioni in cui versa una madre, sia fisiche che di lavoro o istruzione, e le condizioni di salute del suo bambino – dichiara Valerio Neri, direttore generale di Save the children Italia -. Il rapporto di Save the Children segnala come nell’Africa Sub-sahariana fino al 20% delle donne e’ ritenuto in condizioni di sottopeso eccessivo, e la percentuale sale fino al 35%, piu’ di 1 donna su 3, nell’Asia meridionale. E’ chiaro che queste donne hanno un’elevata probabilita’ di mettere al mondo un figlio con un quadro di salute precario”.

Nel solo Niger, ultimo paese nella classifica di Save the Children, la grave crisi alimentare in atto sta minacciando direttamente la vita di 1 milione di bambini, ma sono ben 7 i paesi tra gli ultimi 10 ad essere attualmente colpiti da una crisi analoga.

Per quanto riguarda il nostro Paese, il rapporto rivela che l’Italia è scesa in 2 anni dal 17esimo al 21esimo posto e non è stata in grado di segnare nell’ultimo anno progressi significativi. Il nostro Paese si colloca a metà dei 43 paesi più sviluppati, ma alle spalle di Portogallo (15.mo), Spagna (16.mo) e Grecia (20.mo).

In particolare colpiscono i dati relativi alla condizione della donna e al suo ruolo e riconoscimento sociale in Italia: la percentuale delle donne sedute in Parlamento per esempio è pari al 21% e, sebbene aumentata di un punto percentuale rispetto allo scorso anno, risulta inferiore rispetto a quella di paesi come l’Afganistan (28%), l’Angola (38%) o il Mozambico (39%).

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