Moria delle api: studio italiano conferma legame con pesticidi neonicotinoidi

L’ottanta per cento delle specie vegetali per riprodursi dipende dall’impollinazione degli insetti. Quasi il 10% della produzione agricola mondiale dipende da questo servizio ecologico. Eppure la mortalità delle api negli ultimi anni è del  30-35% superiore al tasso naturale.

Sul banco degli imputati si trovano pesticidi, parassiti e monocolture, ma anche lo stesso cambiamento climatico che, portando estati calde, indebolisce le colonie di api.

Ora, tuttavia, sono sempre più solide le prove che collegano lo spopolamento degli alveari agli insetticidi neonicotinoidi. In particolare un recente studio italiano  chiarisce quale potrebbe essere il meccanismo di intossicazione delle api da parte di questi pesticidi.

Pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology, la ricerca condotta da un gruppo di ricercatori guidato dal chimico Andrea Tapparo e dall’entomologo Vincenzo Girolami, dell’Università di Padova, punta il dito contro le emissioni in atmosfera di particolato (polveri sottili) contenente l’insetticida durante le operazioni di semina.

Tramite un  vero e proprio lavoro in campo, i ricercatori hanno misurato i livelli di particolato contenente nicotinoidi nei fumi di scarico delle macchine seminatrici e nell’aria attorno alle macchine usando le stesse tecnologie di campionamento impiegate per misurare l’inquinamento atmosferico nelle città.

Dalle analisi è emerso che l’aria intorno alle seminatrici contiene una concentrazione molto elevata di nicotinoidi, letale per le api. I ricercatori nella seconda fase hanno verificato che gli insetti costretti a volare vicino alle seminatrici presentavano una mortalità molto alta ed elevati livelli di contaminazione da neonicotinoidi. Per maggior sicurezza sono stati quindi valutati diversi tipi di semi conciati, riscontrando sempre un’elevata moria di api.

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