Monsanto: giardiniere malato vince la causa legale. Maxi-risarcimento da 289 milioni

La multinazionale Monsanto è stata condannata da un giudice di San Francisco a pagare un risarcimento di 289 milioni di dollari a Dewayne Johnson, giardiniere, per non aver adeguatamente avvertito circa i rischi nell’utilizzo del prodotto contenente glifosato, sostanza già al centro di polemiche e dispute legali in quanto considerata cancerogena.

Dewayne ‘Lee’ Johnson ha 46 anni, una famiglia, e un cancro alla pelle in fase terminale causato secondo il tribunale proprio dal glifosato contenuto nel ‘Roundup‘ e nel  ‘Ranger Pro‘, erbicidi con cui irrorava gli spazi esterni delle scuole di cui era custode e giardiniere a Benicia, nella Bay Area.

Dewayne contattò due volte la Monsanto per informarsi su eventuali rischi legati al diserbante, sia per il frequente utilizzo che faceva del prodotto sia perchè, a causa di un malfunzionamento dell’innaffiatore,una volta si era bagnato i vestiti, senza ricevere però nessuna indicazione a riguardo.

Le conseguenze dell’esposzione al prodotto le scoprirà più tardi, nel 2014, quando in seguito ad una visita medica per delle strane macchie sulla pelle, si vede diagnosticato un linfoma non-Hodgkin.

Secondo le leggi della California, a ‘Lee’ è stato garantito un processo veloce perché i medici hanno testimoniato che gli resta poco da vivere. Ma ora il verdetto aprirà la strada a migliaia di altri processi dall’Arizona al Nebraska (si stima siano circa 5000 le denunce negli Usa simili a questa).

Nel frattempo la Monsanto è stata acquistata per oltre 60 miliardi di dollari dalla tedesca Bayer, che sta pensando di cambiarle nome, diventanto ormai tristemente famoso nel mondo proprio per la vicenza legata al Glifosato. Ma non solo. Vari sono gli scandali legati alla Monsanto:

– Nel 2012 riuscì a far ritrattare lo studio di un biologo francese secondo cui il glifosfato provoca il cancro.

– Le parti del parere scientifico del novembre 2015, con cui l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha stabilito che “è improbabile che il glifosato sia genotossico (cioè che danneggi il DNA) o che rappresenti una minaccia di cancro per l’uomo”, sono state copiate dai documenti delle industrie (tra cui Monsanto) che avevano chiesto il rinnovo dell’autorizzazione all’erbicida, in scadenza a fine dicembre.

– L’attività di Ghostwriting, come riportato qui.

Ricordiamo poi che a novembre 2017, l’Unione Europea ha rinnovato per altri cinque anni l’uso del glifosato sul territorio, con 18 voti favorevoli, 9 contrari e un astenuto. A nulla è servito il processo a Monsanto per crimini contro l’umanità avvenuto a ottobre 2016 all’Aja nei Paesi Bassi. Forse ora, dopo questa sentenza, qualcosa comincerà a muoversi anche in Europa.

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