‘Mangia che dimagrisci’, introduzione al libro di Filippo Ongaro

Mentre il web, i cartelloni e le pubblicità in tv ci bersagliano di immagini spesso plastificate di uomini e donne magri, scolpiti, bellissimi, nel nostro quotidiano lottiamo quasi sempre, e quasi tutti, contro i chili di troppo. A volte ossessivamente, più spesso a periodi, in modo disordinato, rimandando i buoni propositi a dopo le feste, a dopo le vacanze, a prima dell’estate. Non ci piacciamo, e purtroppo quasi sempre ci fermiamo solo a questo: a voler curare ciò che appare. Senza pensare che il nostro corpo non è solo un biglietto da visita col quale ci presentiamo al mondo: il corpo siamo noi, è la nostra salute, il nostro benessere, la nostra vita.

Il grasso in eccesso non può essere ricondotto solo a un problema estetico, e il suo dilagare è una realtà assodata: uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri, di ogni razza e provenienza, stanno diventando sempre più grassi. Un esercito enorme di oltre un miliardo e mezzo di persone in sovrappeso, diffuso a macchia d’olio in tutti i continenti, che non si porta dietro solo troppi chili ma anche il rischio di ammalarsi e di vedere ridotte le proprie aspettative in termini di qualità e durata della vita.

Alcuni la chiamano un’epidemia, e a dire il vero non hanno tutti i torti. Pur non trattandosi di una malattia infettiva, la tendenza all’obesità negli ultimi decenni è aumentata così tanto e così in fretta da far pensare a una sorta di patologia contagiosa, il cui responsabile non è un batterio o un virus ma il dilagare di stili di vita errati.

Nonostante questo, molti medici continuano a dirci che dimagrire è facile, un gioco da ragazzi: «basta mangiare di meno e consumare di più», sentenziano come se fossero in possesso di una formuletta magica. Ma le uniche formule che sciorinano da decenni hanno ben poco di magico; anzi, sono sempre le stesse, vecchie e ritrite diete ipocaloriche che, dati alla mano, risultano ampiamente inefficaci. I sostenitori di questo filone di pensiero ritengono che il sovrappeso sia solo un problema di calorie in eccesso, sono ossessionati dal bilancio energetico, dall’introito di grassi, dalle “entrate” che devono essere minori rispetto alle “uscite”, come se il corpo fosse un semplice conto corrente o un bilancio aziendale. Peccato che, mentre la maggior parte dei medici si ostina ad affrontare il problema esclusivamente dal punto di vista calorico, il mondo e l’Italia stiano diventando sempre più grassi.

Chi vuole perdere peso è poi bersaglio di un’infinità di diete: da quella dei minestroni a quella delle tisane, da quella paleolitica alla rinomata Zona, molte delle quali sono arrivate facendo un gran rumore per poi sparire pian piano nel silenzio o trasformarsi, grazie al successo ottenuto, in enormi business di prodotti preconfezionati.

A queste si aggiungono i messaggi costanti e invadenti del marketing delle industrie alimentari, che penetrano nella nostra mente facendosi largo in una palude di informazioni vaghe e confuse. Ed eccoci a comprare cibi senza zuccheri (ma pieni di dolcificanti), cibi “light” poveri in grassi (ma pieni di zuccheri), cibi spacciati come naturali (ma pieni di conservanti).

È necessario fare ordine, perché le cose sono molto più complesse di come ce le raccontano. La verità è scomoda, ma affrontarla è urgente: qualcosa si è spezzato nel prezioso, delicato equilibrio che lega il nostro metabolismo all’ambiente che ci circonda, e l’origine di questa frattura va ricercata nel cibo che ingeriamo.

Leggi il libro “Mangia che dimagrisci”

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