La malattia cronica

Se qualcuno ci chiederà il motivo per cui oggi la Scuola Medica Omeopatica Argentina si è mantenuta immune dalla contaminazione organicista che, in forma praticamente universale, ha distorto fino a rendere irriconoscibile la vera immagine dell’Omeopatia, non erriamo a segnalare, come tale, la felice congiunzione di due fattori. Il primo, la formazione nel decennio del 1930 di un piccolo nucleo non solo di intelligenze privilegiate, cosa che sarebbe stato di poco conto, anzi fondamentalmente di fini intuizioni e di sensibilità pure: Armando J. Grasso, Carlos M. Fish, Tomàs Pablo Paschero e Jorge Masi Elizalde, nostro maestro. Il secondo fattore fu che essi hanno avuto a disposizione, per culminare nell’appassionata adesione all’esegesi hahnemanniana di James Tyler Kent, una delle migliori e meno conosciute opere dalla letteratura omeopatica intitolata: La Malattia Cronica: la causa e la cura secondo la Medicina Omeopatica, di Nilmani Ghatak.

Non sappiamo con certezza come arrivò nelle loro mani, comunque ricordiamo molto bene il fine del tono utilizzato dal nostro maestro per segnalarcela, come la depositaria dell’ultima chiave per la comprensione definitiva dell’Arte Omeopatica. Dobbiamo confessare che la lettura delle prime pagine deluse un po’ le nostre aspettative. Sembrava essere semplicemente una versione un po’ esplicita, raffinata, recisa, nel segnalare la prescrizione miasmatica come variante, diciamo pure, della filosofia di Kent. Noi ci sbagliavamo, finché non facemmo conoscere questa opera ad un eminente omeopata messicano interessato ai miasmi, il quale, come noi, attraverso delle idee fatte basandosi su una occhiata superficiale, ci disse: “Non aggiunge niente di nuovo”.

E invece, come dicevano i nostri maestri, questa piccola opera elimina i dubbi a favore di una corretta comprensione del significato della Dottrina dei Miasmi Cronici. Sappiamo che nella sua filosofia Kent chiarisce la Psora identificandola con la suscettibilità al disturbo esteriore e derivata, come conseguenza, dal proprio disordine interno a causa dei cattivi pensieri e del desiderio morboso non conformi con la Legge Naturale:

“Finché l’uomo continuava a pensare a ciò che era verità e manteneva vicino a sè ciò che era buono, corretto e giusto, rimase sulla terra libero dalla suscettibilità delle malattie perché per questo fu creato”. Un preciso concetto che ci spiega chiaramente quello che tanto ci sconcertava in Hahnemann, il quale indicava la Psora come base di patologie, di attitudini lesionali opposte, distruzioni le une e ipertrofie le altre. Il fatto è che, come vediamo, la Psora non ha un’attitudine lesionante, ma è la prefazione ai miasmi. In essa non ci sono né inibizioni, né distruzione, né ipertrofia, né perversioni: ciò avverrà dopo, con l’azione. La Psora non è dovuta alle azioni del proprio corpo, come troviamo nella Lue e nella Sicosi, “è uno stato di suscettibilità alle infermità che deriva dal desiderare il male, dal pensare ciò che è falso …”: questa è l’unica vera malattia, come enfaticamente rimarca Ghatak.

Però, come contropartita a tanto esatta definizione della Psora, Kent ci lascia all’oscuro degli altri due miasmi, salvo la loro condizione di risultanti dell’azione che segue al pensiero, al desiderio morboso, e permette che sussista l’equivoco della loro acquisizione per la soppressione delle rispettive infezioni. In questo aspetto, Ghatak lo completa e lo supera. Pur ripetendo il concetto di infettività, forse meccanicamente, lo ridimensiona con ragionamenti impeccabili: “Prima pensieri cattivi e poi azioni cattive, mai viceversa. È la mente che plasma il corpo. Il corpo è in effetti una manifestazione concreta della mente. Come è la mente, così è il corpo”.

Chi sostiene ciò, non può attribuire la causa prima dell’infermità a qualche infezione soppressa, per quanto i suoi caratteri somatici si siano resi evidenti dopo la soppressione, cosa che, in ultima istanza e interpretandola alla luce di tutti i pensieri rimasti, è ciò che in realtà vogliono dirci tanto Ghatak quanto Kent. E Ghatak continua puntualizzando concetti sulla Psora come armonica sequenza del pensiero kentiano:
“La mente psorica è inquieta. Non si trova mai a proprio agio; non è mai soddisfatta da alcuna cosa. Questa inquietudine della mente si manifesta nei sentimenti e nella volontà”. È però necessario considerare che: “Questa inquietudine mentale provoca una acutezza dell’intelligenza, perché l’inquietudine mentale significa sensibilità e la sensibilità è il potere di capire le cose facilmente”.

“La Psora è supersensibile”. “Questa acutezza di percepire la Psora è in relazione con la propria mente”. “Un sistema che non sia stato precedentemente psorico non può ricevere la Lue o la Sicosi, perché queste sono originate dall’azione cattiva e perversa, ma le azioni vengono dopo il pensiero”. Fin qui Ghatak ci impedisce, con la sua lucida esposizione, di mantenere il benché minimo dubbio sulla Psora, però essendo gli altri due miasmi tanto diametralmente opposti nelle loro caratteristiche lesionali, non ci dovrebbe essere uguale differenza nell’assenza delle loro azioni iniziali? La disconformità e l’insoddisfazione psorica portano alla cattiva azione, però dov’è radicata la causa del diverso tipo di lesione di ciascuno dei miasmi venerei? Seguendo Kent e Ghatak, il corpo, la sua forma e le sue lesioni sono concertati dalla mente; di conseguenza captiamo che ci deve essere una “specificità” nel pensiero determinante l’azione anche con Lue o Sicosi. Però Kent non ci dice niente a questo livello. Sarà Ghatak l’incaricato di far luce sul tema? Seguiamolo fino ai suoi ultimi capitoli e lì, in rapida sintesi (che meraviglia!), arriveremo alla completa spiegazione cui anelavamo: “La Psora rende la mente iperattiva, la Sicosi mal attiva e la Lue ipoattiva. la Psora è intelligente, la Sicosi insidiosa, la Lue idiota”. “… la mentalità della Sicosi è malintenzionata, dannosa, vile, egoista e dimentica”.

“Delle tre funzioni della mente, affettività, intelligenza e memoria, gli effetti della Sicosi sono più preminenti sull’affettività e sulla memoria”. E, rispetto alla Lue: “… attacca e impianta il danno caratteristico (la distruzione) nella parte più fine della vittima: la sua mente”. Poi Ghatak si prolunga nella descrizione dei risultati ponendo l’accento sulla progressiva distruzione degli affetti e degli istinti, cominciando da quello della conservazione. Che perfetta coerenza! Suscettibilità, irritabilità, ipersensibilità al mezzo causata dal volontario allontanarsi dal piano armonioso del Creatore: sofferenza pura. E poi la necessità di reagire, di adattarsi il più possibile al disturbo e, infine, l’azione, che lo apparta dalla sofferenza, e poi la fuga, la negazione della vita: la Lue distruttiva e catatonica. Azione che lo eleva all’apice di ciò che lo fa soffrire, non importa cosa e non importa neppure chi sacrifica per conseguirlo: la Sicosi autolesionista e paranoica. Abbiamo esteso in particolar modo l’apporto di Ghatak sulla conoscenza miasmatica perché questa attenta traduzione [in spagnolo; N.d.E.], prodotta dallo sforzo e dalla pressione medica della nostra distinta discepola Dr.ssa Maria Clara Bandoel, possa apparire al momento esatto per uscire dal crocevia delle interpretazioni sul tema, attualmente molto in auge, e cioè le spiegazioni basate sull’organicismo, probabilmente per l’attrazione che sempre ha offerto alle menti formate nella Medicina Accademica.

Dette teorie ci allarmano molto poiché gli Autori, nel loro impegno di studiare i miasmi esclusivamente per quanto riguarda le attitudini lesionali della cellula, dimenticano ciò che avviene prima della lesione, cioè la suscettibilità, l’irritabilità, l’inquietudine funzionale della cellula che, tuttavia, non ha una attitudine definita né persistente e ci mostra un costante alternarsi di ipere ipo-funzione. Dimenticandosi questa tappa precedente, nella quale riconosciamo la chiara immagine della Psora, si giunge obbligatoriamente ad una serie di artifizi disquisitivi per poter ubicare tre attitudini distinte, là dove se ne hanno solo due. È così che vengono separate, come fossero differenti, l’inibizione dalla distruzione (come fossero semplici degradazioni della stessa cosa), per catalogarle salomonicamente: la metà iniziale (inibizione) alla Psora, alla quale per lo meno viene riconosciuta la gerarchia di primo miasma, lasciando il resto (distruzione manifesta) alla Lue. Consegue così la disgiunzione dello psorico dal luetico subito all’inizio, con evidente e grave rischio per il diagnosta terapeuta.

Crediamo, o meglio vogliamo credere, che la meditazione di queste pagine metta in salvo da gravi errori coloro che con fiducia le seguono. Non saremmo corretti nei confronti di questa magnifica opera se non staccassimo i temi maggiormente trattati nella stessa, con eguale maestria, da quelli riferiti ai miasmi. In primo luogo dobbiamo mettere in rilievo il capitolo destinato alla soppressione, nel quale Ghatak specifica, come nessun altro Autore, la possibilità di sopprimere con medicamenti omeopatici, cosa che ha messo in discredito numerosi “omeopati” moderni. In questo non è originale, però è molto esplicito. In effetti, già Hahnemann nelle sue Malattie Croniche ci fa pensare alla possibilità che i nostri medicamenti agiscano in forma “enantiopatica”, vale a dire soppressiva. In egual modo Kent, descrivendo la dodicesima osservazione prognostica, ovviamente dopo la somministrazione di un medicamento omeopatico, lo segnala chiaramente. Senza dubbio esistono uditi che necessitano di una voce molto forte per udire e lo si capirà in queste pagine: “Ci può essere una tanto cattiva soppressione con i medicamenti omeopatici, così come con i metodi descritti precedentemente…”.

Non meno importante è suffragare la peculiare insistenza dell’Autore nel mettere all’erta contro la ripetizione delle dosi, una volta provocata una reazione nel paziente. Lo diciamo perché, anche se può sembrare inverosimile, numerosi medici che amano definirsi omeopati hanno trovato soluzione alle proprie ansie, ma anche un gran discredito, somministrando giornalmente dalle prime alle più alte potenze senza sospenderle prima della comparsa della risposta. Esistono infatti anche degli ingegneri ai quali si rompono i ponti. Ci risulta particolarmente grato indirizzare l’attenzione del Lettore anche sul capitolo: “Indicazioni al paziente durante il trattamento”. In esso Ghatak mette al proprio posto coloro che, più che medici, sembrano veicolare apprensioni per il modo in cui plagiano il paziente con tutta una serie di proibizioni e tabù, il più delle volte inutili:

“Il medico dovrebbe quindi fornire solo quelle indicazioni realmente necessarie ad aiutare il processo di guarigione e non riempire il povero paziente di sciocche istruzioni riguardo a questo o a quello”. Noi vediamo alcuni medici che, in un colpo solo, sopprimono l’abitudine di fumare durante il corso del trattamento ed io temo che ciò sia un andare troppo lontano:
“Il medico deve prescrivere queste indicazioni con somma attenzione e considerazione e deve anche vedere se con ciò la libertà del paziente viene limitata senza necessità”. Però dove indiscutibilmente troveremo il maggior profitto è nei capitoli dedicati alla prescrizione miasmatica, dove un breve commento ci sembra necessario. Molti dei nostri discepoli indotti da noi allo studio dei miasmi e alla prescrizione corrispondente hanno generalizzato troppo il concetto e prescrivono per il “miasma in attività” e “per l’ultimo miasma apparso”, senza tener conto della reale latenza o della parziale esistenza degli altri, arrivando così a una presa parziale del caso, fonte di pericolose soppressioni. L’attenta e meditata lettura di questo libro di Ghatak li farà tornare alla retta via: “… e gli altri due miasmi sono sottostanti in questo momento …”.

Riguardo a ciò, dobbiamo tener ben conto quello che correttamente potremmo chiamare “l’argomento” dell’infermità. La stessa, alla resa dei conti, è la forma individuale di vivere l’angustia esistenziale (Psora) e i meccanismi arbitrari per placarla (Lue o Sicosi). Orbene, detti meccanismi possono raggiungere il proprio obiettivo in forma quasi perfetta o molto a pennello. Il risultato sarà il silenzio quasi totale della sintomatologia psorica o la sua permanenza più o meno completa, alla pari dei sintomi del miasma venereo in atto. Nel primo caso, è ovvio che la sindrome minima del valore massimo sarà costruita solamente con i sintomi del miasma stesso. Però nel secondo caso, la prima prescrizione dovrà basarsi su entrambe le sintomatologie.

Non possiamo terminare questa introduzione, prodotta dal profondo incanto intellettuale che ci provoca il commentare il grande Maestro indù, senza fornire una chiara avvertenza che dovremmo porre all’inizio di tutto le indicazioni di Hahnemann, Kent, Ghatak e di altri grandi omeopati. Per quanto grande venerazione possiamo loro professare, dobbiamo evitare la perdita della critica obiettiva. Non possiamo dimenticare che alle loro opere, alle loro interpretazioni, si sono uniti anni e anni di pratica omeopatica che, a poco a poco, hanno permesso di seguire pulendo e perfezionando e, perché no, anche rettificando in alcuni casi le loro opinioni. Così Kent perfeziona Hahnemann e Ghatak perfeziona Kent. Senza osare troppo, se questi ultimi non avessero avuto il coraggio di dissentire, in parte, dal loro preclaro antecessore, tuttora noi penseremmo che la Psora si prende per intervento del Sarcoptes scabiei oppure che le patogenesi sono un’intossicazione obbligatoria e non la suscitazione dell’idiosincrasia dello sperimentatore.

L’arte consiste nel saper captare la coerente essenza della Dottrina e, in base ad essa, a porre le interpretazioni in disarmonia con i suoi grandi lineamenti, chiunque sia colui che le ha sostenute. Vorrei portare solo un esempio per giustificare la nostra apparente irriverenza. Non sarebbero state erronee le conclusioni alle quali avrebbe potuto arrivare Hahnemann su un caso di Lachesis muta che si fosse visto obbligato a trattare con medicamenti parzialmente simili al caso, nell’onesta ignoranza che un giorno potrebbe esistere Lachesis muta?

Leali a questo criterio, dobbiamo confessare al Lettore che consideriamo parzialmente errate le affermazioni di Ghatak sulla elezione di potenza, che ha totalmente equivocato il criterio di “medicamento d’azione più profonda” e che dissentiamo su un gran numero di interpretazioni dei casi presentati alla fine dell’opera. Ugualmente, ci spinge un imperativo di coscienza nell’affermare che non crediamo nell’esistenza di medicamenti antipsorici, antisicotici, antiluetici né apsorici. Tutti sono trimiasmatici, tutti di uguale profondità d’azione di fronte al proprio paziente e, fondamentalmente, tutti possono anche essere antidotati al momento della loro assunzione, o essere scelti in modo errato.
Se non fossimo tristemente coscienti della nostra proverbiale abulia vorremmo promettere di trattare a fondo queste discordanze in una pubblicazione intitolata “Commentario a Ghatak”. Per altro, questa probabilità la consideriamo possibile in futuro.

Leggi il libro “La Malattia cronica”

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