Sicurezza alimentare: made in Italy minacciato dal business della contraffazione

Secondo le cifre del Rapporto Italia a Tavola, presentato oggi da Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino, in Italia è allarme contraffazione degli alimenti.

Vini blasonati annacquati, mozzarelle di bufala campana Dop taroccate, olio extra vergine ‘deodorato’,  falsi pomodori San Marzano, panettoni e colombe falsamente artigiani, pesce congelato spacciato per fresco. I falsari del cibo colpiscono made in Italy e qualità. Si tratta di un’attività criminale che sta crescendo anche grazie a Internet e ai nuovi media e dietro la quale si cela un vero e proprio business.

La forma più nota di contraffazione è quella del cosiddetto Italian sounding: la pirateria agroalimentare internazionale utilizza cioè denominazioni geografiche, marchi, parole, immagini, slogan e ricette che si richiamano all’Italia per pubblicizzare e commercializzare prodotti che in realtà non hanno nulla a che fare con la rete nazionale.

Secondo un rapporto della Federalimentare (marzo 2011) contraffazione e italian sounding riducono in maniera decisiva il fatturato dell’industria alimentare italiana, soprattutto dell’export, e valgono insieme circa 60 miliardi di euro. Il valore è tre volte quello dell’export dell’industria alimentare (21 mld).

Soltanto nel 2010 i controlli delle forze dell’ordine hanno evitato che arrivassero sulle nostre tavole 36 milioni di chilogrammi e più di 18 milioni di litri di prodotti contraffatti o in cattivo stato di conservazione.

Secondo il senatore Francesco Ferrante, della segreteria nazionale di Legambiente, “bisogna uscire da questa paradossale impasse: da una parte l’agroalimentare è uno di quei settori su cui puntare per rilanciare lo sviluppo del nostro Paese, in particolare sulla tutela del made in Italy e della ‘buona’ Italia, dall’altra è proprio in questo settore, così delicato per la salute dei cittadini, che ogni giorno si svolge una vera e propria battaglia tra forze dell’ordine e criminali senza scrupoli”.

“Dobbiamo impegnarci sempre di più nella diffusione e nella promozione delle buone pratiche agricole e della etichettatura completa e trasparente. Dobbiamo poi assolutamente pretendere che l’Efsa inizi finalmente a svolgere il suo ruolo di tutela della sicurezza alimentare a livello europeo e che in Italia si possa, superando ostacoli e timidezze, arrivare a un coordinamento efficace delle attività di prevenzione e controllo”.

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