Struttura e funzioni dell’Ippocampo

L’ippocampo, una struttura limbica situata nella parte ventromediale del lobo temporale del nostro cervello, interviene nell’orientamento spaziale e funge da elemento comparatore. Esso infatti permette una rappresentazione mentale dello spazio circostante, permette di paragonare la percezione che l’individuo ha dell’ambiente circostante con la rappresentazione che ha memorizzato, di localizzare a livello spaziale gli oggetti e di riorganizzare il comportamento in occasione di avvenimenti nuovi o inattesi.

Le lesioni dell’ippocampo nei ratti hanno come conseguenza l’incapacità di organizzare in modo metodico la ricerca di cibo in un labirinto radiale, l’incapacità di apprendere nuove attività o di modificare i precedenti modelli comportamentali.

I neuroni ippocampali sono dotati di recettori per i glucocorticoidi e, quando sono attivati, sono in grado di inibire la secrezione di AVP(arginina-vasopressina) che interviene nella regolazione circadiana di ACTH (ormone adrenocorticotropo). L’azione dei glucocorticoidi su questi neuroni funge quindi da segnale, per un trattamento differenziato dell’informazione associato alle situazioni di stress e consente di inibire la regolazione circadiana dell’asse HPA(asse ipotalamo-ipofisi-surrene). È stato ipotizzato che situazioni di incertezza ed eventi stressanti, nei primi anni di vita, possano alterare i meccanismi di coordinazione dell’asse HPA e i normali programmi di risposta allo stress. In questi casi le situazioni di stress in età adulta attiverebbero un’abnorme e persistente cortisolemia.

L’attivazione dell’asse HPA ha come conseguenza un atteggiamento di perdita di controllo della situazione, di ripiegamento su se stesso e di sottomissione, produce un progressivo danno dei neuroni ippocampali e quindi, un’alterazione dei meccanismi ippocampali di inibizione dell’asse HPA.

L’ipercortisolemia inoltre, danneggiando i neuroni ippocampali coinvolti nei processi di formazione delle reti di memoria, comporta difficoltà nel consolidamento dei ricordi.

L’articolo è stato tratto dal libro della Dr.ssa Gasparini
“Multidisciplinarietà in Medicina”

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