Ilex paraguariensis – Matè

Il nome comune della pianta con cui viene tradizionalmente conosciuta è Matè, o yerba mate (in lingua spagnola); l’espressione trae origine dalla lingua guarany, il cui nome mati indica le piccole zucche in cui era preparata per l’infusione. Viene chiamata anche tè dei Gesuiti, in quanto storicamente operarono molto in tutta la zona dell’America latina, e questo contribuì molto alla sua diffusione nel Vecchio Continente.

La pianta appartiene alla famiglia delle Aquifoliaceae, generalmente diffusa in America del Sud (Brasile, Paraguay, Argentina).

Il suo utilizzo ha origini antichissime: gli indios erano già abituali consumatori di foglie e piccioli dissecati da utilizzare in infusi, e da essi ne impararono l’uso spagnoli e portoghesi.

Le foglie raccolte subivano preventivamente un trattamento di torrefazione, al pari di caffè e tè, così da ottimizzare sia la conservazione sia lo sviluppo di sostanze a carattere aromatico.

Costituenti principali

– caffeina (1,20%), teobromina (0,19%), minime di teofillina

– tannini (4-6%)
– sostanze minerali, tracce di olio essenziale
– vitamine: in particolare C, B1, B2

Impiego terapeutico
Il matè possiede un’azione tonico-stimolante e diuretica, e viene usualmente impiegata in astenie funzionali e sovrappeso.
Il principale responsabile dell’azione è la caffeina, il cui tenore è più elevato nelle foglie giovani, mentre decresce durante il periodo della conservazione. Pur essendo una sostanza stimolante a livello centrale, studi scientifici dimostrano come l’infuso non generi insorgenza di insonnia, ma anzi sia in grado di conferire ai muscoli una notevole capacità di resistenza alla fatica.
Proprietà simili le possiede anche la foglia di coca, masticata anticamente dagli indiani del Sud America per scopi religiosi e mistici, e come stimolante per aumentare la resistenza e alleviare la fame.

Fornisce inoltre un buon apporto di vitamina C e tiamina, oltre a tutta la componente oligoelementale.
Tutte queste caratteristiche rendono particolarmente adeguato il suo utilizzo nelle astenie funzionali (debilitazione, riduzione della forza muscolare, non necessariamente associata a dolore).

Negli ultimi anni sono stati pubblicati studi atti a indagare le possibilità terapeutiche della pianta nel trattamento del sovrappeso, sia per l’attività diuretica sia per quella termogenica, che contribuisce all’eliminazione dei grassi e alla riduzione dell’appetito. Nello studio sono state somministrate ai pazienti 3 tazze di infuso al giorno, e si è visto come i soggetti abbiano riferito un aumento dell’energia fisica, oltre ad un aumento del tono dell’umore e dell’operosità, fattori che hanno contribuito a tenere sotto controllo l’appetito.

Tossicità ed effetti collaterali
La letteratura non riporta effetti collaterali rilevanti o interazioni con altre sostanze. L’uso continuativo e in grande quantità può provocare tachicardia per la presenza di caffeina. Da evitare l’associazione con caffè, tè, o altre bevande energizzanti contenenti la molecola per lo stesso motivo.

Per prudenza è meglio sospendere la somministrazione durante la gravidanza o l’allattamento.

Uno studio abbastanza recente ha posto in relazione l’effetto dello stress termico indotto dall’assunzione cronica (prolungata nel tempo) di sostanze molto calde (tra cui il Matè) con l’aumento dell’incidenza di cancro esofageo. Il consumo giornaliero di frutta e verdura è stato confermato essere un importante fattore protettivo, come il ridotto consumo di carne e grassi animali.
Attenzione dunque all’assunzione di cibi o bevande troppo caldi!

Bibliografia
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4. Campanini E., Dizionario di fitoterapia e piante medicinali (2004) Tecniche nuove

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