Gravidanza e parto: aumenta la medicalizzazione

In Italia il numero di tagli cesarei effettuati ogni anno si conferma ancora il più alto in tutta Europa, e le molteplici pratiche di medicalizzazione – sia durante la gravidanza che durante le fasi di travaglio e parto, anche in caso di parto spontaneo – sono molto diffuse. È il quadro che emerge dall’indagine sulla salute condotta dall’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, e conclusa nel 2013 che fa riferimento a 2,7 milioni di donne (di cui il 18,2% straniere) che hanno avuto un figlio nei cinque anni precedenti la rilevazione.

Il nostro resta il Paese europeo con il più alto ricorso al taglio cesareo, con una quota pari al 36,3% secondo i dati del 2013, relativi alle schede di dimissione ospedaliera del Ministero della Salute. Una quota simile è stimata anche con l’indagine sulla salute del 2013, con forti differenze sul territorio, a svantaggio del Mezzogiorno.

Continua ad aumentare la medicalizzazione in dolce attesa e cresce la quota di donne che eccede nei controlli ecografici: il 37,6% ha fatto almeno 7 ecografie durante la gestazione (contro il 23,8% nel 2000 e il 28,9% nel 2005).

L’Istat segnala che anche nell’assistenza al parto spontaneo non mancano pratiche di medicalizzazione nella fase del travaglio o del parto; nel 32% dei casi riguardano la rottura artificiale delle membrane, nel 34,7% l’episiotomia e nel 22,3% la somministrazione di ossitocina per aumentare la frequenza e l’intensità delle contrazioni.

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