Gioco d’azzardo. Se il banco lo tiene la mafia

Casalesi, Mallardo, Santapaola, Condello, Mancuso, Cava, Lo Piccolo, Schiavone. Sono 49 i clan coinvolti nel gioco d’azzardo, che rappresenta il 13% del fatturato criminale. E le infiltrazioni nelle attività legali sono in aumento.

L’industria del gioco è la terza a livello nazionale. Un bilancio sempre in attivo, che non conosce crisi. È facile comprendere quali e quanto forti siano gli interessi della criminalità organizzata in un simile business. Il dossier Azzardopoli 2.0, pubblicato dall’associazione antimafia Libera, offre una fotografia inquietante. Secondo il rapporto, sono almeno 49 i clan che gestiscono i “giochi delle mafie”: dai Casalesi ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone.

Ma attenzione: le loro attività non riguardano solo scommesse clandestine, totonero o bische. Numerose indagini giudiziarie hanno individuato infiltrazioni delle cosche nelle maglie del gioco legale. «Assistiamo alla diminuzione delle scommesse clandestine e all’aumento del gioco d’azzardo. E, siccome la mafia non lascia mai un settore dove ottiene profitti, c’è la reale preoccupazione che essa si stia trasferendo nel settore governativo», ha ammonito il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

Cosche, corruzione e politica
Libera ricorda una lunga serie di casi. Come quello del clan Valle-Lampada, che, con l’aiuto dei Condello, era riuscito a collocare slot machine e videopoker truccati in 92 locali di Milano e provincia, per un totale di 347 macchine. Una truffa da 25-50 mila euro al giorno, ordita anche ai danni dello Stato: ai Monopoli venivano, infatti, forniti dati falsi e, si legge nel rapporto, per assicurarsi l’impunità i criminali avevano anche «corrotto con 700 mila euro un gruppo di finanzieri, nonché il magistrato di Reggio Calabria Giancarlo Giusti». Non solo: per ottenere una sponda politica, il clan «ha puntato anche sull’elezione di Alessandro Colucci alla regione Lombardia» (arrivata puntuale e con 16.449 preferenze).

Un intreccio perverso tra cosche, corruzione e politica. Di vicende simili il Paese è pieno. Solo nel 2010 sono state 6.295 le violazioni riscontrate dalla Guardia di finanza: oltre 8 mila le denunce, 3.746 le macchine sequestrate (312 al mese) e 1.918 i punti di raccolta di scommesse non autorizzate scoperti (+165% rispetto al 2009). Dieci procure, nell’ultimo anno, hanno inoltre aperto inchieste. E uno scandalo ha travolto perfino un parlamentare.

Risonanza europea
Secondo l’Eurispes il gioco d’azzardo rappresenta ormai circa il 13,1% del “fatturato” delle mafie: tra i 30 e i 40 miliardi di euro annui. Un problema talmente grande da aver avuto risonanza anche a livello europeo: il commissario al Mercato Interno Michel Barnier ha dichiarato in proposito che «i cittadini devono essere protetti per prevenire frodi e riciclaggio». Ma in Italia, per ora, la multa per l’uso di macchine non autorizzate non supera i 30 mila euro al mese: l’incasso di una sola giornata. Per le mafie, è il caso di dirlo, il gioco vale la candela.

Fonte: valori

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