L’eredità di Gino Girolomoni, il padre del biologico italiano

“Gino rappresenta la nostra storia, il nostro presente ed il nostro futuro. Ci ha insegnato che i principali protagonisti del movimento bio sono i contadini, ha aperto il nostro orizzonte alle cultura del Mediterraneo e nello stesso tempo è stato esempio di un nuovo modo di fare impresa cooperativa, che da vero valore ai produttori biologici.

Il suo impegno e il suo eclettismo culturale sono uno straordinario lascito per tutti noi e dovranno ispirare il futuro del movimento biologico italiano”.

Con queste parole Andrea Ferrante, presidente del Consiglio Direttivo Federale dell’Aiab, e Vincenzo Vizioli, presidente Firab hanno espresso il loro cordoglio per la scomparsa di Gino Girolomoni, fondatore della Cooperativa Alce Nero e uno dei precursori italiani del biologico.

Scomparso all’età di 66 anni la mattina del 16 marzo a causa di un infarto, Girolomoni ha dedicato tutta la sua vita all’agricoltura e alla lotta contro gli Ogm.

Anche Legambiente ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa del padre del biologico italiano. “Uomo di grande cultura ed esperienza, Girolomoni è stato pioniere del movimento biologico italiano e fondatore della cooperativa agricola ”Alce Nero”. Una persona che ha avuto una grande lungimiranza nel capire prima di molti quanto il futuro dell’agricoltura dipendesse dalla qualità dei suoi prodotti. In tutti questi anni è stato, infatti, sempre in prima fila per diffondere l’importanza dell’agricoltura biologica. La sua morte lascia un profondo vuoto”.

Particolarmente significative le parole scritte da Gino Girolomoni in “Alce Nero grida. L’agricoltura biologica, una sfida culturale”: “la via maestra è quella che hanno praticato in questi anni gli agricoltori biologici. Adesso si debbono alleare con i medici che non lavorano per l’industria della malattia, con gli architetti e gli ingegneri che non costruiscono scatole di veleni per viverci dentro.

Con banchieri che rispettano le fatiche degli uomini che hanno prodotto risparmi usandoli bene, con commercianti che si comportano equamente con i produttori delle merci che trattano, soprattutto con quelli del Sud del mondo”.

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