Sicurezza alimentare: stop all’import dal Giappone

Dopo il terremoto e lo tsunami di venerdì scorso, la situazione in Giappone resta drammatica con l’emergenza nucleare che rischia di compromettere gravemente la salute umana e l’intero sistema energetico nazionale. E mentre continuano le esplosioni e gli incendi nei reattori della centrale nucleare Fukushima1, tutto il mondo segue con apprensione le notizie riguardanti l’innalzamento dei livelli di radioattività e i movimenti futuri della nube radioattiva.

I cittadini di ogni parte del Pianeta partecipano al dolore della popolazione giapponese, devastata da una catastrofe di dimensioni apocalittiche, e nel contempo si interrogano sulle possibili ripercussioni del disastro al di fuori dei confini del paese del Sol Levante.

Considerando i livelli di radioattività che si stanno registrando a Fukushima e dintorni, sono stati tempestivamente ordinati i blocchi delle importazioni di prodotti alimentari da Tokyo.

Anche nel nostro Paese il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha annunciato l’adozione di una serie di misure restrittive, che riguarderanno soprattutto il pesce pescato dopo l’11 marzo e una serie di prodotti di origine vegetale, come ad esempio salsa di soia, tè verde, e alghe. Si tratta comunque di prodotti, ha rassicurato il ministro, che “rappresentano una quota bassa delle importazioni perché sono sotto, sia per il pesce sia per gli alimenti di origine vegetale, lo 0,1% dell’importazione di categoria”.

Rassicurazioni in questo senso sono giunte anche dalla Coldiretti che ha spiegato che l’import dal Giappone rappresenta una quota molto bassa delle nostre importazioni: un importo che nel 2010 ha raggiunto solo i 13 milioni di euro, appena lo 0,03 per cento dell’import agroalimentare totale del nostro paese).  Le importazioni peraltro, sottolinea la Coldiretti, riguardano per ben 3 milioni di euro piante e fiori che non sono destinate a fini alimentari. Si rilevano poi arrivi praticamente irrisori, nell’ordine, di semi oleosi, bevande alcoliche, oli vegetali, prodotti dolciari, pesce e the’.

Niente rischi per gli italiani a tavola né per tutti coloro che apprezzano i ristoranti giapponesi in Italia i quali, infatti, si approvvigionano prevalentemente di pesce locale, allevato e pescato sul posto.

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