Germania, allarme diossina anche nella carne suina. L’Enpa: “è solo la punta di un iceberg”

Dopo la scandalo delle uova e dei mangimi contaminati scoperti in Germania, l’allarme diossina si estende ora alla carne di maiale.  Alti tassi di contaminazione sono stati rilevati infatti in un allevamento di suini nella Bassa Sassonia, la regione tedesca produttrice di salumi per eccellenza con circa 8.600 allevatori e un totale di circa 8,3 milioni di maiali, poco meno di un terzo del totale.  L’azienda in questione si trova a Verden. I maiali contaminati sono stati rinvenuti durante un test prima del macello.

Ieri le autorità tedesche hanno ammesso che carne di maiale contaminata da diossina potrebbe già essere stata distribuita sul mercato.

Intanto la Commissione Europea ha riferito che potrebbe intervenire direttamente nella regolamentazione dell’attività dei produttori di mangimi per evitare il ripetersi di casi di contaminazione di diossina.

A tal proposito l’ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali, afferma che l’allarme diossina partito dalla Germania non costituisce né un fatto episodico né un “incidente di percorso”, ma si tratta piuttosto della inevitabile conseguenza del modo in cui gli animali vengono alimentati e “trattati” negli allevamenti. Come afferma il direttore scientifico dell’Enpa Ilaria Ferri, “nelle stalle come nei capannoni destinati all’allevamento dei polli, l’uomo si rende responsabile di un vero e proprio sovvertimento dei naturali cicli biologici”.

“Gli animali da reddito – spiega Ferri – pur essendo erbivori vengono ‘riprogrammati’ per diventare carnivori e nutrirsi con mangimi di origine animale; vengono bombardati con antibiotici e stimolanti per accelerare la loro crescita e massimizzarne così la ‘vita produttiva’; vengono costretti in cattività, all’interno di spazi tanto angusti da favorire il proliferare e la trasmissione di malattie”.

Tali tecniche di allevamento determinano problemi serissimi non soltanto di natura etica ma anche di tutela della salute pubblica.

Il direttore scientifico dell’Enpa spiega infatti che “le violenze e i maltrattamenti che gli animali da reddito sperimentano quotidianamente nella loro vita di prigionia, e che rappresentano un indubbio maltrattamento ai loro danni, finiscono direttamente nella catena alimentare dell’uomo e degli altri animali che, insieme alla carne, ingeriscono anche quei micidiali cocktail chimici usati per alterare il regolare corso del loro sviluppo biologico. Tra questi, la letteratura scientifica ha documentato perfino l’utilizzo di olii incombusti, quelli comunemente impiegati per l’autotrazione”.

Secondo l’associazione l’allarme degli ultimi giorni “non è che la punta di un iceberg, tanto più che i controlli sui mangimi vengono effettuati a campione: quanti casi di contaminazione, non solo da diossina, sono finora passati inosservati?”.

Per cambiare questa situazione, sostiene l’Enpa, “è necessario un intervento a più livelli che, partendo dalla sfera istituzionale e imprenditoriale, stimoli anche un profondo cambiamento culturale. Se le istituzioni pubbliche – in particolare quelle che si sono comunque distinte per una grande attenzione alle questioni del benessere animale – devono impegnarsi per una stretta sui controlli, i produttori invece devono rinunciare a facili profitti e garantire la realizzazione di mangimi più naturali. Ma è soprattutto a livello culturale che bisogna intervenire, promuovendo il rispetto per tutte le forme di vita. Ed è proprio per questo che l’Enpa da sempre promuove e sostiene la scelta vegetariana e vegana”.

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