Genziana (Gentiana lutea L.)

Famiglia: Gentianaceae

Habitat: Zone montuose sud europa, sotto i 2200 metri

Parte usata: La radice del secondo anno

Costituenti principali:
– Sostanze amare (tra cui gentiopicrina e amarogentina)
– Zuccheri (tra cui genzionosio, genziobiosio)
– Sostanze coloranti, pectine, olio essenziale (tracce)

Impiego:
La genziana viene utilizzata principalmente come amaro tonico, in un vasto numero di preparazioni di aperitivi o digestivi. I suoi principi amari sono in grado di stimolare i recettori gustativi, provocando per via riflessa un aumento delle secrezioni gastriche e salivari; in questo modo sono in grado si stimolare l’appetito e migliorare quindi la digestione. Per garantire l’effetto deve essere assunta una preparazione in forma liquida (come un amaro) e sorseggiata circa mezz’ora prima del pasto.

Possiede anche una blanda attività immunostimolatrice nei confronti delle citochine, vasta famiglia di molecole che intervengono nella risposta immunitaria, portando all’attivazione (in questo caso) dei linfociti T (responsabili dell’immunità cellulare).

Tradizionalmente trova un’applicazione anche come anti-piretico (come la maggior parte degli amari) e stimolatore della mucosa bronchiale.

La forma farmaceutica più utilizzata è il decotto, ovvero viene fatta bollire per qualche minuto la radice in taglio tisana e lasciata in infusione. Generalmente si utilizza questo procedimento per tutte le parti delle piante “dure”, comprendenti quindi radici, rizomi, fusto, cortecce.

Controindicazioni
Per la presenza di principi attivi amari in quantità molto rilevanti, il suo uso è sconsigliato in caso di gastrite, ulcera gastrica e duodenale. L’amarogentina infatti possiede un potere amaricante di 580.000, ed è la sostanza più amara che si conosca in natura.
In soggetti predisposti un abuso può provocare cefalee.

Curiosità
– Il nome viene fatto risalire a Gentius, re dell’ Illiria che per primo scoprì le proprietà medicamentose di questa pianta. Sembra infatti che sia stato il primo ad usare le radici di genziana per curarsi un attacco di febbre.
– Molto spesso la radice della pianta viene confusa con quella del veratro (Veratrum album), contenente delle sostanze molto velenose note col nome di veratrine. Il veratro si distingue dalla genziana per avere radici più sottili, quasi fascicolate e un’infiorescenza a pannocchia con fiori piccoli e verdognoli.
– La più ammirata è la genziana di Koch (Gentiana kochiana) presente nei prati delle Alpi e dell’Appennino con il suo caratteristico azzurro della corolla a calice.
– Viene molto spesso usata in liquoreria per “correggere” preparazioni troppo dolci; per questo motivo molte volte la assumiamo senza saperlo.
– Una pianta di vent’anni è in grado di fornire un rizoma (radice) di circa 6Kg.

Bibliografia
Capasso F., Grandolini G., Fitoterapia. Impiego razionale delle droghe vegetali (2006) Edizioni Springer
Campanini E., Dizionario di fitoterapia e piante medicinali (2004) Tecniche nuove
Aiello N., Bezzi A., Genziana maggiore (Gentiana lutea L.): aspetti biologici, qualitativi e produttivi (1998) Agricoltura Ricerca n° 176.

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