Il fumo aumenta il rischio di tumore al seno

Il fumo attivo e anche il fumo passivo incrementano il rischio di sviluppare il cancro al seno in post menopausa. A sostenerlo è uno studio americano, pubblicato sul British Medical Journal, condotto su 80.000 donne di età compresa tra i 50 e i 79 anni.

I ricercatori hanno dimostrato che l’incremento di rischio è del 16% tra le donne che fumano e ciò è vero in particolare per coloro che hanno cominciato a fumare da ragazzine. Per le ex fumatrici, invece, il rischio scendeva al 9%, anche se le possibilità di ammalarsi permanevano anche a distanza di 20 anni dall’ultima sigaretta. Lo studio ha inoltre evidenziato che anche nelle non fumatrici ma che erano state esposte al fumo passivo per oltre dieci anni da bambine, o per oltre 20 anni da adulte a casa e per oltre 10 anni al lavoro, si manifestava un incremento di rischio di sviluppare un carcinoma della mammella del 32%.

In generale più di un quarto di tutte le forme di cancro, nel mondo occidentale, è causata dal fumo: tumori polmonari, ma anche che colpiscono l’esofago, la laringe, le corde vocali, la bocca, la vescica, il pancreas, il rene, lo stomaco e il sangue.
“Oltre ai noti tumori correlati al fumo, in particolare il tumore del polmone, della laringe, della vescica, dell’esofago, del pancreas tra gli altri, anche quello della mammella sembra aggiungersi a questa lunga lista di tumori collegati col fumo attivo e passivo”, ha commentato il Prof. Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano.

“Questa evidenza – osserva Tirelli – è molto maggiore che non negli studi precedenti, anche perché con l’invecchiamento della popolazione femminile fumatrice, il rischio diventa più evidente. Considerando quante ragazze giovani e donne meno giovani fumano oggi, e considerando che il tumore della mammella è già il primo tumore delle donne, è necessario incrementare il nostro sforzo per far sì che le donne non fumino né attivamente, né passivamente, da bambine a casa e in età più adulta al lavoro”.

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