Forlì-Cesena: non si ferma lo sciame sismico

Non si ferma lo sciame sismico che dalla fine di maggio sta interessando la zona della provincia di Forlì-Cesena con valori massimi di magnitudo fino a 4.0. L’evento a magnitudo maggiore è avvenuto il 12 luglio scorso alle ore 8:53, seguito da un evento di magnitudo 3.9 registrato alle ore 9:15. Le località prossime all’epicentro sono i comuni di Santa Sofia, Premilcuore e Galeata.

A Santa Sofia è stata evacuato temporaneamente l’ospedale ‘Porzia Nefetti’. I 22 pazienti che si trovavano ricoverati sono stati trasferiti negli ospedali di Forlì e di Forlimpopoli. Dopo un paio d’ore sono stati fatti rientrare in ospedale, fatta eccezione per i pazienti del reparto di geriatria.
Ad oggi, dall’inizio del 2011, la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato nella zona circa 900 terremoti. Tra i più forti terremoti storici dell’area interessata dalla sismicità in atto ricordiamo quelli che avvennero nel 1584, nel 1661 e nel 1768 per i quali furono riportati danni valutati fino al IX grado della scala Mercalli (MCS).

“In questi casi – spiegano gli esperti – è impossibile fare previsioni, posso solo dire che si tratta di eventi che vanno seguiti e monitorati attentamente, giorno dopo giorno, per capire eventuali spostamenti o variazioni d’intensità”.

“È comprensibile che la mente torni alla tragedia dell’Abruzzo, – afferma Dario delle Donne, ricercatore presso il dipartimento di scienze della terra di Firenze – ma niente ad oggi ci fa pensare che la situazione possa degenerare. Si tratta di una zona da sempre esposta a questo tipo di rischi, un tratto che arriva fino al basso Mugello, proprio dove abbiamo sistemato due anni fa delle postazioni fisse per controllare ogni movimento sospetto.

Appena visto che qualcosa non andava, ci siamo precipitati vicino all’epicentro per sistemare 7 stazioni sismiche di ultima generazione, in modo da poter analizzare ancor più a fondo ogni spostamento del terreno. Entro domani dovremmo avere a disposizione questi dati, un elemento in più per capire se le forti scosse fossero la coda dello sciame o se presagiscano a qualcosa di più pericoloso”.

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