La fertilità in Europa, tra calo delle nascite e crisi economica

Sebbene per alcuni decenni le coppie abbiano deciso di avere figli in età più adulta, i tassi di nascita fra le donne più giovani si sono ora stabilizzati. A rilevare un’inversione di tendenza nel preoccupante calo delle nascite che ha caratterizzato l’Europa dal dopoguerra è RAND Europe, istituto di ricerca indipendente di Cambridge (Regno Unito). All’origine di questo cambio di tendenza fattori sociali, culturali ed economici, piuttosto che una scelta personale di vita. Tuttavia, la crisi economica sembra aver già posto un freno a tale ripresa.

Nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2008 soltanto Cipro, Lussemburgo, Malta e Portogallo non hanno mostrato segni di ripresa. In tutti gli Stati dell’Unione europea, tuttavia, il tasso di fertilità totale si mantiene al di sotto di 2,1 figli per donna (valore necessario affinché il numero di abitanti di una nazione non diminuisca). In 14 dei 27 paesi della UE è addirittura inferiore a 1,5: ciò significa che potrebbero essere sufficienti meno di settant’anni perché le dimensioni della popolazione dimezzino.

I tassi di fertilità più elevati si riscontrano nei paesi nord-occidentali. Attualmente, come emerge dal rapporto, 1 bambino europeo su 5 ha madre straniera: l’immigrazione ha aumentato la presenza di donne in età fertile, mitigando l’effetto dell’invecchiamento della popolazione. Come ha affermato Stijn Hoorens, autore principale dello studio, “gli effetti delle scelte personali riguardo la famiglia e la fertilità sono limitati e la crisi economica non ha fatto altro che aggiungere un nuovo livello di incertezza. I tassi di nascita sono nuovamente piombati sulla scia dell’inversione economica”. Il risultato è che, malgrado la crescente attenzione riservata in Europa alle politiche familiari e riguardanti la fertilità, la popolazione continua a invecchiare.

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