Troppi farmaci: 10 sostanze diverse per 1 anziano su 5

Quasi la metà dei bambini ha ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica, con un picco del 77% nel primo anno di vita e un maggior consumo di antibiotici. Mentre tra gli anziani – che assumono in media nel corso dell’anno 6,7 sostanze diverse e assorbono circa il 70% delle dosi giornaliere e il 60% della spesa in assistenza convenzionata – ben il 22% arriva a prendere almeno 10 principi attivi diversi. Sono questi alcuni dei dati emersi dal Rapporto 2018 sull’uso dei farmaci in Italia confezionato dall’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) presentato ieri a Roma.

“Molti anziani – commenta il farmacologo Silvio Garattini – prendono fino a 12-15 dosi di farmaci al giorno con un enorme numero di possibili interazioni e in assenza di studi che valutino l’impatto sulla salute e sui costi”.

Il rapporto conferma dunque l’eccessivo consumo di farmaci da parte degli anziani, già evidenziato negli anni precedenti. Già nel 2015 infatti i dati del registro Reposi (Registro Politerapie Simi) della Società Italiana di Medicina Interna (Simi), istituto Mario Negri e Politecnico di Milano rilevavano che la metà degli over 65 assume abitualmente oltre cinque farmaci, ma dopo un ricovero ospedaliero il carico di medicine aumenta ulteriormente e la maggioranza degli anziani si trova a prendere oltre sei tipi diversi di medicine ogni giorno. La conseguenza è che nel giro di tre mesi dal primo ricovero un anziano su cinque torna in ospedale per troppi farmaci.

Prescrizioni inappropriate ed eccessive che espongono i pazienti anziani al rischio di interazioni e reazioni pericolose. In altre parole gli anziani vengono curati troppo e male e assumono farmaci che non gli sono utili.

“Stiamo cercando di individuare i metodi più efficaci per interrompere la ‘cascata prescrittiva’ di cui sono vittime gli anziani, anche perché al crescere del numero di farmaci diminuisce fino al 70% l’aderenza alle cure con conseguenze molto negative per la salute dei pazienti”, spiegava qualche tempo fa Alessandro Nobili dell’Istituto Negri.

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