Farmaci per animali: ecco perché sono cari

Il prezzo dei farmaci per gli animali è in media tre/quattro volte superiore di quelli per l’uomo e, talvolta, può arrivare a moltiplicarsi per dieci o venti, sebbene il principio attivo sia identico.

È la legge ad imporre di usare il farmaco veterinario per gli animali e solo in via eccezionale la versione umana, come denuncia un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano.it.

“È assurdo, si tratta della stessa molecola, ma quella per uso veterinario ha cifre da capogiro”, commenta Giorgio Neri, veterinario e consulente del farmaco per Anmvi (associazione nazionale medici veterinari italiani). “Fino a qualche anno fa la forbice era addirittura più ampia”. Come spiega Neri, costringendo È il veterinario a prescrivere un farmaco registrato per uso animale piuttosto della specialità umana, identica, si fa l’interesse delle aziende farmaceutiche veterinarie che ogni anno nel nostro Paese muovono un fatturato di circa 600 milioni di euro.

I farmaci generici per gli animali, poi, sono ancora un tabù: il veterinario sulla ricetta deve indicare necessariamente il nome commerciale del medicinale (non il principio attivo come è d’obbligo per i nostri medici). “Noi abbiamo le mani legate – rivela a Il Fatto Quotidiano.it un ex rappresentante veterinario del ministero della Salute – Le industrie chiedono di proteggere i loro prodotti e trovano terreno fertile.

Esistono dei farmaci, già registrati in veterinaria e nello specifico per il cane/gatto, che sono disponibili anche come generici, con un divario di costo significativo. Basterebbe che il ministero emanasse una disposizione secondo cui i generici già registrati per gli umani, a parità di composizione, siano di fatto considerati anche a uso veterinario. Ciò permetterebbe un risparmio di migliaia di euro. I vincoli attuali sono una follia e servono a garantire più la sopravvivenza dell’industria farmaceutica veterinaria che la tutela sanitaria degli animali”.

Il sindacato italiano veterinari liberi professionisti, Sivelp, da tempo chiede la liberalizzazione del farmaco veterinario a parità di molecola e lo scorso settembre, ha lanciato un sito web, www.farmacoveterinario.it , insieme a Livia Di Pasquale, da anni volontaria nei canali, che ha sposato la causa.

La Fnovi (Federazione nazionale ordini veterinari italiani) a metà del mese ha fissato un incontro a porte chiuse con i rappresentanti della filiera, (l’Aisa, l’organizzazione delle aziende del farmaco animale, l’Ascofarve, quella dei distributori, e Federfarma, quella dei farmacisti) per capire il perché dei prezzi così elevati.

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