Diabete: come comportarsi a tavola per prevenirlo e curarlo

Nel nostro Paese cinque milioni di persone, ovvero un residente ogni dodici, sono affette da diabete, come emerge dal rapporto “Il diabete in Italia” della Società Italiana di Diabetologia.

Il 90% dei casi è rappresentato dal diabete cosiddetto di tipo 2, fortemente legato al sovrappeso, a sua volta collegato a iperalimentazione e a scarsa attività fisica.
Per prevenire questa malattia è quindi fondamentale modificare da subito le abitudini errate in particolare alimentari. Il diabete, infatti, si può vincere anche e soprattutto a tavola.

“Sono solito ripetere ai miei pazienti: se mantenessimo una corretta alimentazione, uno stile di vita sano, con una regolare attività fisica, e se riuscissimo a tenere a bada lo stress, il diabete non ci colpirebbe mai”. È quanto afferma il dottor Florio Cocchi, genovese, medico di medicina generale, specialista in scienza dell’alimentazione e autore del libro “Non arrendersi al diabete”. “Tra l’altro – continua Cocchi – questa patologia ci offre spesso un importante campanello d’allarme che è la familiarità, ma è davvero difficile prenderne coscienza”.

“In Italia il consumo di zucchero negli ultimi cento anni è almeno decuplicato. Le direttive internazionali parlano chiaro, ci dicono di limitare a un 10% la percentuale di zuccheri nella nostra dieta e l’Oms nel 2015 ha addirittura raccomandato di non andare oltre il 5%(2); malgrado ciò, nel nostro paese i Larn (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana) stabiliscono un massimo del 15% e indicano come potenzialmente dannosa per la salute una percentuale oltre il 25%(3).

Purtroppo non abbiamo fatto nostro il concetto di cibo come terapia e ciò vale anche per la classe medica; invece, riducendo il proprio grasso si riduce drasticamente il rischio cardiovascolare, l’ipercolesterolemia e il diabete. Il cibo è sempre visto come sinonimo di festa, un piacere dove è lecito abbandonare le regole; è la più semplice manifestazione d’affetto, anche se regalare dolci a un diabetico dovrebbe essere considerato un omicidio”.
Cosa fare dunque per prevenire il diabete? “Innanzitutto occorre combattere le cattive informazioni che ci giungono sul cibo dai media e dalla pubblicità, messaggi spesso travestiti di una falsa scientificità”, spiega Cocchi. “Poi dobbiamo imparare ad ascoltare il nostro corpo e provare a guardarlo; non limitiamoci a cambiare la cintura quando non ha più buchi a sufficienza per contenere la nostra abbondanza”.

“Il diabete – spiega Cocchi – non uccide rapidamente, si può reggere anche per tantissimo tempo una glicemia molto alta. Ma nel  frattempo avrà messo in crisi in nostro sistema cardiocircolatorio, avrà letteralmente glassato le nostre arterie, caramellato i nostri fasci nervosi e riempito di zucchero filato le nostre anse cerebrali. E tutto questo non per la fetta di panettone a Natale o per la fetta di torta al compleanno, ma per il continuo permissivismo che caratterizza il nostro comportamento alimentare. Tutti, dunque, devono iniziare a ridurre lo zucchero ed è inutile passare a quello di canna o al miele; poi bisogna scegliere farine integrali e quindi aumentare il consumo di fibre. L’attività fisica ci aiuta a reimpossessarci del nostro corpo”.

“Quando diagnostico ai miei pazienti un’intolleranza glucidica o un diabete moderato, il primo passo consiste nel cambiare comportamento alimentare. La paura di una malattia invalidante come il diabete li rende rigorosi e ho visto spessissimo notevoli miglioramenti, a tal punto da non dover più ricorrere a farmaci. Purtroppo però, passata l’emergenza, tanti ritornano piano piano all’abitudine, alla brioche, alla focaccia e via così. Chi ha bambini o nipotini spesso fatica a non concedere loro le porcherie suggerite dalla pubblicità, magari per dimostrare loro affetto o per non farli sentire diversi dagli altri”.

“Ebbene  conclude Cocchi – il vero amore per se stessi e per i propri cari si traduce in alimenti sani e abitudini che allontanino le malattie, tra cui senza dubbio il diabete”.

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