La depressione abita in città

La depressione, una delle più frequenti patologie croniche, colpisce maggiormente chi vive nelle grandi città. Le metropoli, infatti, fanno ammalare il 4% degli uomini e il 9% delle donne, con un rischio più elevato per “chi abita nei quartieri periferici e in case degradate’”, ma anche per chi deve convivere con “il senso di insicurezza, la criminalità e la povertà, senza dimenticare anche la maggiore presenza di minoranze etniche”.

A  sostenerlo sono gli esperti che domani si incontreranno nell’auditorium della Casa dell’Energia in piazza Po a Milano per il congresso internazionale sulla depressione nelle grandi città.  Nel corso dell’incontro, che si terrà il 7 e 8 aprile, verrà discusso il rapporto tra l’ambiente, condizioni sociali e depressione.

Come ha infatti spiegato al Corriere.it Mariano Bassi, primario di Psichiatria all’Ospedale Niguarda di Milano e organizzatore del convegno, l’ambiente influisce in modo considerevole sui disturbi mentali: “sulla depressione i cosiddetti elementi costituzionali incidono per il 50 per cento. Il restante 50 è collegato al contesto (anche sociale) in cui si vive”, spiega l’esperto.

Uno studio recentemente condotto dal team del professor Bassi riguardante Milano ha rilevato un aumento del rischio di disturbi mentali nei quartieri più poveri della città. I risultati della ricerca condotta nel capoluogo lombardo sono stati confermati da altri studi realizzati nelle città degli Stati Uniti.

Alla luce dei dati emersi dalle ultime ricerche, obiettivo del congresso è dunque quello di elaborare piani di prevenzione sul territorio che prevedano la realizzazione nelle città di centri di aggregazione, campi da gioco e spazi verdi. Luoghi, insomma, in cui si possano instaurare dei rapporti umani basati sull’amicizia e la convivialità, valori indispensabili per affrontare il ‘male di vivere’.

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