Curare la mente, guarire il dolore: il ruolo delle emozioni in alcuni disturbi

Mentre c’è una relazione chiara e diretta tra emozioni e SMT e suoi equivalenti, ci sono solo osservazioni suggestive riguardo al fatto che i processi inconsci partecipino alla genesi dei disturbi di cui qui si discute. Poiché sono molto più seri e spesso anche potenzialmente pericolosi, la possibilità che le emozioni giochino un ruolo eziologico impone studi approfonditi. Io credo che molta della ricerca condotta su queste problematiche sia viziata perché non prende in considerazione la possibilità che le emozioni possano contribuire alla manifestazione delle patologie e quindi non include fattori importanti nell’impianto stesso dello studio. Ricerche recenti hanno lasciato veramente pochi dubbi sul fatto che il cervello sia intimamente coinvolto in un’ampia gamma di sistemi corporei che prima si pensava funzionassero autonomamente. Sta di fatto comunque che i ricercatori considerano i fattori emozionali solo nel contesto della loro influenza sul corso delle malattie autoimmuni, del cancro o delle infezioni e non li considerano come cause.

Le malattie autoimmuni
Al contrario della SMT e suoi equivalenti, le malattie autoimmuni sono caratterizzate da un’alterazione patologica del tessuto più o meno permanente. Ciò è particolarmente diabolico perché i processi di distruzione del tessuto sono generati nel nostro stesso corpo, di qui la definizione autoimmuni. Le malattie autoimmuni paiono essere esempi di malfunzionamento maligno del sistema immunitario. Vi rientrano l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla, il diabete, la malattia di Graves, la periartrite nodosa, il lupus eritematoso, la miastenia grave, l’anemia emolitica, la porpora trombocitopenica, l’anemia perniciosa, il morbo di Addison nella forma idiopatica, la glomerulonefrite, la sindrome di Sjögren, la sindrome di Guillain-Barré, alcuni casi di infertilità e un gran numero di altri disturbi. Ma descrivere queste malattie va al di là dello scopo di questo libro.

Ricerche autorevoli dimostrano la varietà di modi in cui il cervello riesce a modulare il sistema immunitario. Per esempio, gli ormoni multipli secreti dalla ghiandola pituitaria che hanno effetti diretti e indiretti sul sistema immunitario sono controllati dall’ipotalamo, che a sua volta può essere influenzato dai livelli cerebrali superiori (sovraipotalamico), quelli che hanno a che fare con il pensiero e le emozioni.

Nel suo libro Anatomy of an illness, Norman Cousins descrive la sua esperienza con l’artrite reumatoide, un classico disturbo autoimmune. Cousins spiega come fosse progressivamente peggiorato fino a che decise di intervenire per il suo stesso bene. Si ricordò del lavoro di Walter B. Cannon sulla saggezza del nostro stesso corpo e soprattutto delle osservazioni di Hans Selye secondo cui i fattori emozionali come la frustrazione o la rabbia repressa potevano portare a un esaurimento surrenale che, come sappiamo da moderni studi, può seriamente intaccare la funzione immunitaria. Cousins si è curato utilizzando quelle che ha definito “emozioni positive”, per contrastare l’effetto delle “emozioni negative”. Per recuperare ha anche assunto alte dosi di vitamina C, pur ammettendo che potrebbe avere avuto un effetto placebo.

Il libro di Cousins e l’articolo che scrisse per il «New England Journal of Medicine» fecero grande impressione all’epoca sia sul pubblico sia sui medici. La mobilitazione per far emergere operatori che portino avanti metodi alternativi di trattamento è già cominciata. Storicamente molti dottori hanno sempre conosciuto il potere della mente. Cousins avrebbe dovuto sfondare una porta aperta, invece gran parte della comunità medica ha continuato a seguire l’approccio meccanicistico alla diagnosi e al trattamento, approccio che lui aveva così fortemente condannato. La medicina ufficiale non ha ancora compreso che il grande movimento esistente intorno alle medicine alternative negli Stati Uniti rispecchia il fallimento della medicina convenzionale nel trattare tutta una serie di malattie, di cui le sindromi dolorose rappresentano l’esempio migliore.

Potrebbe forse essere interpretato come debole segnale di speranza il fatto che un articolo e un editoriale siano apparsi sul «Journal of the American Medical Association» nell’aprile 1999 sui benefìci fisici della scrittura nelle esperienze stressanti in pazienti con artrite reumatoide e asma. Lo studio è simile a quello riportato a p. 142 che spiega come situazioni disturbanti a livello emozionale producano una caduta del titolo anticorpale per l’Epstein-Barr. Secondo la nostra classificazione, l’asma è un equivalente della SMT, ma non l’artrite reumatoide, malattia autoimmune. Questa è una ulteriore prova che i fattori emozionali giocano un ruolo nell’eziologia delle malattie autoimmuni. Il fatto che lo studio sia stato accompagnato da un editoriale intitolato Emotional expression and disease outcome giustifica un cauto ottimismo: la medicina in America sta iniziando a diventare consapevole della correlazione tra emozioni e disturbi fisici.

Disturbi cardiovascolari Ipertensione
Ho avuto pochi pazienti che hanno sviluppato ipertensione dopo la scomparsa del dolore e non l’ho inclusa negli equivalenti della SMT per diverse ragioni. Prima di tutto, è un disturbo senza sintomi. Le persone non sanno di essere ipertese, a eccezioni di rari casi, fino a che non viene loro misurata la pressione. Quindi non viene messa in atto alcuna strategia di distrazione o di evitamento.
In secondo luogo, l’ipertensione può contribuire a gravi problemi medici come l’aterosclerosi (indurimento delle arterie) e ingrossamento del cuore, cosa che la fa rientrare in una categoria diversa da quella della SMT ed equivalenti.
Infine, gli esperti pensano che alcuni casi di ipertensione siano genetici, cosa non vera per la SMT o equivalenti; altri casi sono dovuti a disturbi molto specifici come malattie renali o tumori del surrene noti come feocromocitoma.

Anche se non è un equivalente della SMT, ci sono comunque evidenze secondo cui in certi casi l’ipertensione è un disturbo psicogeno. Al Cardiovascolar Center del New York Hospital-Cornell Medical College un internista, Samuel J. Mann, è arrivato a concludere che le emozioni represse, e non lo stress percepito coscientemente, giocano un ruolo primario nell’insorgere di molti casi di ipertensione. Le sue scoperte sono estremamente interessanti, rappresentano un fronte d’avanguardia nel campo della medicina “fisica”. In conclusione, sono i medici come il dottor Mann e me a dover riconoscere la natura psicogenica dei disturbi fisici, non gli psichiatri, perché i sintomi fisici sono ciò che meglio conosciamo. I pazienti che gli psichiatri vedono sono solo una piccola parte della popolazione che presenta disturbi psicosomatici, eppure si procede come se tale piccola parte comprendesse tutti.

Un altro team di ricerca guidato dal dottor Peter Schnall dello stesso centro ha dimostrato in maniera conclusiva che l’ipertensione è correlata allo stress da lavoro e ha individuato la mancanza di controllo come un importante fattore specifico. Non è difficile immaginare che questa mancanza di controllo si trasformi in rabbia inconscia che non potrà essere espressa per ovvie ragioni e che quindi viene automaticamente repressa.

L’ipertensione è una condizione che sembra essere più grave della SMT ed equivalenti ma non così grave come altre patologie cardiovascolari, malattie autoimmuni o cancro. Dal punto di vista psicologico, si potrebbe ipotizzare che il bisogno di patologie fisiche sia maggiore negli ipertesi rispetto ai pazienti con SMT ma non così forte come in chi sviluppa malattie più gravi. Non mi stancherò mai di dire che tutto ciò può essere correlato alla quantità di rabbia e a quanto profondamente è stata repressa. Più profondamente la rabbia è repressa, maggiore è la possibilità di malattie gravi. Questa idea, naturalmente, è teorica.

Arteriosclerosi, aterosclerosi, indurimento delle arterie
Sono tutti termini che descrivono la formazione di depositi di grasso (placche) lungo la superficie interna delle arterie che portano a un loro restringimento e alla possibilità che si occludano. Nel cervello il risultato può essere un ictus; nel cuore ci possono essere diverse reazioni, compreso l’infarto del miocardio (l’attacco di cuore). Possono essere colpite tutte le arterie del corpo con conseguenze diverse, tra cui disturbi circolatori nelle gambe, malattie dei reni o cecità.

Se l’arteriosclerosi progredisce o no e quanto rapidamente dipende da diversi fattori, tra cui l’ereditarietà, la predisposizione, l’alimentazione, la presenza di diabete, la quantità di esercizio fisico e le emozioni.
I dottori Meyer Friedman e Ray Rosenman, nel loro libro Type A behavior and your heart, avevano suggerito come i fattori psicologici possano giocare un ruolo nello sviluppo dell’aterosclerosi delle arterie coronarie. Oggi si dà pressoché per scontato inserire alcune persone nella categoria A. Il libro afferma che essere assillanti, dipendenti dal lavoro, aggressivi, competitivi, ostili – caratteristiche della personalità di tipo A – in qualche modo predispone all’arteriosclerosi coronarica.

Ulteriori ricerche suggeriscono come l’ostilità sia il più importante di questi tratti della personalità. Dal momento che l’ostilità è una manifestazione esteriore di una rabbia interiore, è ragionevole pensare che la rabbia sia il fattore causale primario. I tratti della personalità di tipo A sono simili a quelli che portano alla SMT e ai suoi equivalenti.

Uno studio pubblicato nel 1990 ha fornito ulteriore sostegno all’importanza dei fattori emozionali nello sviluppo dell’aterosclerosi delle arterie coronarie. Dean Ornish e i suoi colleghi della University of California School of Medicine hanno dimostrato che le placche arteriosclerotiche nelle arterie coronarie potrebbero ridursi nel giro di pochi mesi se i pazienti seguissero un programma che consiste in: una dieta particolare; attività che consentono il controllo dello stress come meditazione, rilassamento, tecniche di visualizzazione o di respirazione; esercizio fisico aerobico moderato; gruppi di discussione per supporto e incoraggiamento a mantenere fede al programma. I pazienti del gruppo di controllo hanno mostrato un aumento graduale dell’aterosclerosi mentre i pazienti del programma avevano meno episodi di angina (dolore) e una riduzione dell’indurimento delle coronarie. È mia opinione che l’attenzione ai fattori psicologici sia stata la ragione principale della riduzione dell’aterosclerosi coronarica.
Se i fattori emozionali sono una causa primaria dell’arteriosclerosi delle coronarie, è logico concludere che essi giocano un ruolo nell’aterosclerosi in qualsiasi parte del corpo.

Prolasso della valvola mitrale (Pvm)
Si tratta di un’anomalia strutturale interessante quanto misteriosa di una delle valvole cardiache. Sembra essere innocua finché non arriva a ostacolare la normale funzionalità cardiaca. Varia in gravità di anno in anno e in alcune persone scompare completamente.

Le ricerche hanno scoperto che tale condizione sembra essere il risultato di un’attività del sistema nervoso autonomo, come la SMT e molti dei suoi equivalenti. Un editoriale non firmato pubblicato su «The Lancet» del 3 ottobre 1987 ha revisionato la letteratura medica che correlava il sistema nervoso simpatico al Pvm e ha concluso che una disfunzione autonoma simile si trova nelle persone con ansia. Sono convinto che le alterazioni chimiche associate sia all’ansia che al Pvm siano il risultato di fenomeni emozionali inconsci e che la rabbia repressa potrebbe essere il comune denominatore in tali condizioni mediche all’apparenza differenti. Una volta ancora, la psicologia guida la chimica e non viceversa.
Un altro studio ha rilevato l’elevata incidenza di Pvm nei pazienti con fibromialgia, che è una forma di SMT.

Nella mia esperienza il Pvm non è la causa dell’irregolarità del ritmo cardiaco, come in genere si ritiene. Sono entrambi psicosomatici e quindi possono coesistere. Le persone con Pvm possono stare per lunghi periodi senza battiti cardiaci irregolari benché il Pvm sia comunque presente.

Il cancro
Molti studi e osservazioni negli anni hanno suggerito il possibile ruolo delle emozioni nell’eziologia e nel decorso del cancro. A chi fosse interessato all’argomento consiglio la lettura del lavoro di Lawrence LeShan, Kenneth Pelletier, Carl Simonton, Steven Locke e Lydia Temoshok. Il libro del dottor Locke La mente che guarisce: una nuova frontiera della salute (scritto con Douglas Colligan) propone un’eccellente carrellata del lavoro fatto in questo campo negli anni.
Ci sono molte prove secondo cui i fattori psicologici giocano un qualche ruolo nella genesi e nel conseguente decorso del cancro una volta che si è manifestato, anche se non è stato ancora determinato con precisione quale sia questo ruolo.

Tutti gli esseri umani probabilmente generano regolarmente proliferazioni di cellule ma il sistema immunitario le riconosce come indesiderate e prontamente le distrugge. Le emozioni hanno un ruolo nella fase precoce della carcinogenesi quando le nuove masse sono costituite solo da poche cellule maligne? È questa la domanda cui la ricerca sul cancro dovrebbe trovare risposta.

Se il sistema immunitario fallisce ai primi tentativi, le cellule cancerose si riproducono e il tumore cresce. Le emozioni possono giocare un ruolo in questa seconda fase? Nel capitolo sul cancro e la mente nel loro libro La mente che guarisce, Locke e Colligan illustrano le ricerche di Lydia Temoshok su pazienti con melanoma maligno. Temoshok e colleghi hanno rilevato come gran parte di questi pazienti avesse un forte bisogno di essere gentile. Essi non esprimevano mai la rabbia, la paura o la tristezza e tendevano a preoccuparsi per i loro cari piuttosto che per se stessi. I sentimenti negativi non erano permessi. È veramente interessante il fatto che molti pazienti con SMT abbiano gli stessi tratti della personalità. Ma perché a loro si è manifestata la SMT anziché il melanoma maligno?

La teoria che avanzo è che dietro la gentilezza esteriore di alcuni malati di cancro ci sia una rabbia gigantesca che è sia il risultato della compulsione a essere una brava persona (buonismo) sia la fonte di quel bisogno. Come ho scritto nella Parte Prima di questo libro, la compulsione a piacere fa infuriare il Sé interiore narcisistico e nello stesso tempo il genitore che è nella nostra mente dice: “Dentro sei proprio una persona disgustosa e collerica, devi essere migliore”. Dobbiamo abituarci all’idea che mente e cervello sono un insieme di pensieri e sentimenti spesso in contrasto tra loro. Non si tratta dell’organo logico, bene organizzato e chiaro che vorremmo che fosse.

Altri fattori psicologici sono stati correlati al cancro. Gli psicologi lo hanno associato per anni alla melanconia e alla depressione. Eventi traumatici della vita spesso sono precursori del cancro. Alcuni pazienti oncologici sono emotivamente controllati, altri si sentono senza speranza e abbandonati e molti hanno una storia di rapporti difficili con i genitori. Tutto ciò è stato osservato sia nei pazienti con SMT sia in quelli con suoi equivalenti. E ancora, perché i pazienti con SMT innescano un processo fondamentalmente benigno invece del cancro?

L’aspetto essenziale della teoria sulla SMT è che molti aspetti della vita sono fonte di pressione, come illustrato nella Parte Prima di questo libro e che tali pressioni inducono rabbia interiore. L’interazione psicodinamica del perfezionismo, del buonismo e della rabbia ne sono un esempio. Gli eventi stressanti della vita ci fanno infuriare nell’inconscio; i cattivi rapporti con i genitori e gli abusi subìti nell’infanzia e nella fanciullezza a volte sfociano in una rabbia permanente.

Se la rabbia accumulata porta alla SMT e ai suoi equivalenti, le malattie autoimmuni, i disturbi cardiovascolari o il cancro possono essere un elemento dell’ampiezza della rabbia e della profondità o della forza con cui è stata repressa, stando alla teoria sulla SMT. Le persone che soffrono gravi perdite personali come la morte di un genitore o di un coniuge dai quali dipendono emotivamente possono generare enormi quantità di rabbia, abbastanza da indurre il cancro. La ragione per la quale molti fattori psicologici sono stati correlati al cancro è che essi inducono tutti rabbia interiore. Secondo me è questo il comune denominatore che porta a tante reazioni psicosomatiche, alcune benigne, altre maligne. Ovviamente se si impiega la psicoterapia per invertire il processo psicosomatico, occorre lavorare sulla fonte della rabbia non sulla rabbia in sé.

La mia esperienza con la SMT mi ha dato un’opportunità unica di elaborare una teoria sull’argomento. Ho affrontato con successo questo disturbo che in gran parte dei casi è chiaramente il risultato di rabbia repressa e l’ho fatto insegnando ai pazienti a comprendere proprio questo e, se necessario, a lavorare con uno psicoterapeuta. Come leggerete nella Parte Terza di questo libro, dall’85 al 90% dei pazienti ha risultati senza la psicoterapia. Ora occorrono studi per appurare se il mio programma può essere applicabile a chi ha malattie autoimmuni, cardiovascolari o il cancro. Il principio può essere appllicabile, ma ritengo che il processo terapeutico potrebbe essere molto più difficile con tali gravi disturbi rispetto alla SMT.

Questo riporta alla mente una delle più recenti cure miracolose per il cancro di cui ha parlato «Vogue». Ad Alice Epstein era stato diagnosticato un cancro ai reni maligno e le era stato detto che non sarebbe vissuta a lungo. Lei ha rifiutato questa prognosi, ha iniziato a prendersi cura della sua vita e ha affrontato la psicoterapia. È sopravvissuta e ha raccontato la sua esperienza in un libro.

Norman Cousins e altri stanno discutendo su questo da anni. Ci sono molte domande alla ricerca di una risposta, misteri che devono essere risolti nel regno della medicina mentecorpo. Per esempio, cosa determina se il cervello sceglierà il cancro o una malattia cardiovascolare o autoimmune quando la rabbia è profondamente nascosta? Sarà più facile identificare i processi patofisiologici coinvolti in ciascuno dei casi piuttosto che determinare la ragione del cancro, dell’artrite reumatoide o della coronaropatia.

L’Homo sapiens rappresenta l’ultimo grado dell’evoluzione, almeno in questo sistema solare. La gloria suprema della nostra specie è la mente, senza dubbio ancora in evoluzione, ma già abbastanza all’avanguardia. La potenza del linguaggio e del pensiero creativo, solo per citare due delle sue abilità, sono così speciali e complesse che ancora non abbiamo nozioni su come si compiano.
Anche lo studio delle emozioni è solo all’inizio e molti medici non sono ancora consapevoli dell’importanza delle emozioni sulle funzioni del corpo. L’intento di questo libro è proprio quello di portare l’attenzione su questa connessione.

Leggi il libro “Curare la Mente, Guarire il Dolore. Come liberarsi dalle Emozioni represse che causano la malattia”

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