Corte Ue: l’Italia non può bloccare le coltivazioni OGM

In attesa dell’adozione da parte delle Regioni di norme sulla coesistenza tra le colture Ogm e quelle convenzionali, uno stato membro dell’Unione europea, nel caso specifico l’Italia, non può bloccare la messa in coltura di Ogm. È quanto ha stabilito oggi la Corte di giustizia Ue con una sentenza emessa a proposito della causa intentata dalla Pioneer contro il ministero dell’Agricoltura per la procedura seguita nella pratica di autorizzazione di Ogm già ammessi dall’Ue.

La Pioneer, produttrice e distributrice mondiale di sementi convenzionali e Ogm, intendendo coltivare le varietà del mais Mon 810 (autorizzate dall’Ue nel 1998) ha contestato la necessità di un’autorizzazione nazionale per coltivarlo, ma anche l’interpretazione della direttiva europea sull’immissione di Ogm nell’ambiente, secondo cui la coltivazione di Ogm in Italia non sarebbe consentita fino all’adozione di misure di coesistenza da parte delle Regioni.

Per fare chiarezza sull’interpretazione della direttiva europea, il Consiglio di Stato si è rivolto alla Corte di giustizia dell’Ue. Quest’ultima si è pronunciata oggi sottolineando che  “la messa in coltura di Ogm quali le varietà del mais Mon 810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di quelle varieta’ sono state autorizzate dall’Ue”.

La sentenza della Corte di Giustizia “non cambia niente per l’Italia dove lo stop agli Ogm nei campi e’ stato deciso non in via generale, ma in forza di un provvedimento interministeriale che e’ intervenuto su un caso concreto proprio sulla base della disciplina europea che assegna allo Stato l’accertamento circa la pericolosita’ della coltivazione ogm nei confronti delle altre colture tradizionali confinanti”. Lo ha affermato la Coldiretti nel commentare la sentenza della Corte di Giustizia Ue, che non cambia la scelta dell’Italia di mantenere il proprio territorio libero dalle contaminazioni di organismi geneticamente modificati, così come chiedono il 71 per cento degli italiani che, secondo l’indagine Coldiretti/Swg, considerano il cibo biotech meno salutare.

“Sebbene la sentenza lasci intendere che allo Stato sia precluso il divieto di introdurre misure volte a prevenire l’impatto della commistione di ogm con le colture derivate da prodotti tradizionali non tiene conto in realtà – ha sottolineato Coldiretti – dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale che ha portato l’Italia a ottemperare al principio concernente la facolta’ di utilizzare in agricoltura ogm sulla base delle regole di coesistenza.

“Ha ben ragione la Corte di Giustizia nello stabilire che sia fatto divieto all’Italia di introdurre un blocco generalizzato dei procedimenti di autorizzazione in attesa dell’intervento delle regioni, che finora non è stato realizzato, e tuttavia,la stessa Corte non tiene conto che le modalità adatte a far convivere le diverse filiere di produzione agricola, proprio sulla base della disciplina europea, assegnano allo Stato l’accertamento circa il carattere non pericoloso o dannoso della coltivazione OGM secondo specifiche esigenze di separazione delle colture”.

È infatti successo che “il divieto di coltivazione in Italia sia stato consolidato da un provvedimento interministeriale (Agricoltura, Ambiente e Salute) destinato ad intervenire rispetto al caso concreto di una pretesa di un singolo agricoltore di mettere a coltura mais OGM e non in via generale, come censura la Corte di Giustizia”.

Pertanto, “si tratta di riconoscere che se la disciplina europea si occupa di tutelare l’ambiente e la salute resta alla normativa interna la possibilita’ di adottare le misure piu’ opportune per limitare gli effetti economici connessi alla coltivazione degli OGM e questo- conclude la Coldiretti – non in via generale ma caso per caso”.

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